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Margherita Malaspina: che fine farà il "Piano Nazionale di Ripresa?"

Di fronte ad un evento dalle conseguenze imponderabili, il nostro giornale sceglie di far esprimere chi di solito riporta il pensiero degli altri. I nostri studenti-redattori.

Margherita Malaspina: che fine farà il "Piano Nazionale di Ripresa?"
in foto Mario Draghi

redazione

21 Luglio 2022 - 17.08


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di Margherita Malaspina

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L’annuncio “Draghi si è dimesso” riecheggia per tutti i giornali d’Italia e continua a fare il giro del mondo.
In questa fase difficile che l’Italia e il mondo stanno attraversando, ormai da circa due anni, un ulteriore crisi di governo non può che portare noi giovani a vedere con maggiore sfiducia coloro che dovrebbero guidarci verso un futuro migliore. Non ci si aspetta che il loro operato stenda un tappeto rosso sul quale possiamo iniziare a percorrere la nostra strada, ma certamente il domani continua a presentarsi sempre più incerto.

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Le dimissioni del Presidente del Consiglio avvengono in seguito ad un suo chiaro appello al governo: “dovete rispondere agli italiani, non a me”, e la risposta è arrivata agli italiani: crisi di governo.
Sono state messe ancora una volta da parte le necessità di un popolo e mi fermo a riflettere sul Piano Nazionale di Ripresa e altri provvedimenti e progetti che, con questa crisi, vedranno un percorso in salita, se non, in alcuni casi, addirittura uno stop, che questa nazione non si può permettere: non si può pensare di bloccare i fondi per l’ampliamento dei dottorati, per la formazione degli insegnanti, per gli incentivi all’innovazione se si vuole condurre l’Italia in un domani migliore.

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Penso che oltre ad essere rappresentati da persone che non riescono a mettere da parte i loro egoismi, per consentire un minimo di stabilità al proprio paese, la figura di Draghi può aver svolto nel corso del suo operato manovre positive e negative, ma, in quanto studentessa, mi sento di riflettere su un altro aspetto: la sua formazione. A noi giovani è richiesto di intraprendere anni e anni di studi universitari, di avere una formazione impeccabile per poterci inserire nel mondo del lavoro, mentre al governo troviamo spesso persone poco competenti.

La figura di Draghi, oltre ad avere una fama che la precedesse, è una figura capace: già uomo di politica, in ambito europeo, oltre a possedere una formazione universitaria è in grado di condurre una conversazione in inglese, dati gli anni vissuti all’estero; ritengo sia opportuno riflettere anche su aspetti di questo calibro, che ricoprono un importanza secondaria nella visione politica, ma, perlomeno permettono all’Italia di essere rappresentata a dovere evitando di diventare un paese zimbello, avendo, ad esempio, a capo un premier che viene ridicolizzato in tutto il mondo per la sua pronuncia inglese, come già accaduto.

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