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Marialaura Baldino: la nostra generazione vuole un'altra politica

Di fronte ad un evento dalle conseguenze imponderabili, il nostro giornale sceglie di far esprimere chi di solito riporta il pensiero degli altri. I nostri studenti-redattori

Marialaura Baldino: la nostra generazione vuole un'altra politica

redazione

22 Luglio 2022 - 09.23


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di Marialaura Baldino

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È crisi di governo. Di nuovo. Nell’arco di 75 anni di Repubblica siamo alla sessantasettesima. La seconda in due anni. Tutta colpa del Conte, dicono. Una brutta commedia che altro non fa che mettere in luce l’incapacità e i difetti della nostra classe politica. In una situazione di incertezza nazionale e internazionale, che motivo c’era?

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Di una cosa sono certa, la mia generazione, quella tra i 20 e i 30 anni, vuole un’altra politica. Penso ora ai PNRR Giovani, al blocco dell’erogazione dei soldi – che ora saranno gestiti dal prossimo esecutivo – che sarebbero serviti per evitare l’annuale diaspora all’estero delle giovani menti, per affrontare la crisi climatica, per il futuro non solo degli stessi giovani, ma del paese. Mi preoccupa molto il fattore tempo. Rispetto alle scadenze prefissate da quest’esecutivo per i piani di ripresa siamo anni luce indietro.

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Con questo non voglio dire che Draghi rappresentava la perfezione governativa, anzi. C’è però anche da considerare che era a capo di una coalizione innaturale e instabile. Una morte (politica) preannunciata.

Molti già lo piangono, anche tra i fautori di questo crollo (assurdo!). Anche perché c’è da considerare la pressante ombra nera della Meloni – Mattarella ce ne scansi. L’Italia è ora un paese a maggioranza destrorsa e pensare che post-fascisti e sodali stanno guadagnando sempre più terreno grazie a questa crisi, mi ribolle il sangue. Il problema sta nel fatto che alle prossime elezioni saranno gli unici a farsi trovare preparati, a differenza del resto dei grandi partiti e della popolazione.

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C’è però una riflessione che vorrei aggiungere. Ho visto alcune foto riportate dai vari media, cartacei e non, un collage di foto che metteva a paragone i discorsi tenuti dai presidenti uscenti in queste due ultime crisi di governo. Saranno passati anche anni, ma c’è una costante. Di Maio. Lui mi da l’impressione di uno che cade sempre in piedi. O che galleggia. Due anni fa ha assistito alla disfatta di Conte, oggi a quella di Draghi. Ma lui resta. Uno che ha iniziato come rivoluzionario in giacca e cravatta, e ora siede alla destra del padre. Dei padri, passati e presenti. Viene da chiedersi in quale nuovo porto andrà a rifugiarsi.

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