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Crisi di governo? I tanti e diversi perché dei giovani redattori

In un solo pezzo sintetizziamo i loro pensieri usciti la settimana scorsa su Culture Globalist

Crisi di governo? I tanti e diversi perché dei giovani redattori

redazione

27 Luglio 2022 - 10.24


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di Marcello Cecconi

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Il direttore Maurizio Boldrini, nei giorni scorsi, ha chiesto a ognuno dei giovani studenti e redattori di questo giornale il loro pensiero sull’attuale situazione politica “… Cosa pensano i giovani? Non una voce per ora è stata fatta ascoltare: che succederà per il diritto allo studio? Per la tutela del lavoro? Davvero tutto si può risolvere appagando interessi elettorali di parte? – scrive Boldrini – Noi di Culture-Globalist, abbiamo deciso di dar voce proprio a loro, ai giovani che scrivono sul nostro giornale, alle ragazze e ai ragazzi che, nelle nostre riunioni, ci sollecitano spesso a parlare e scrivere non vedendo il mondo solo con gli occhi degli adulti. Ognuno dirà la sua direttamente: senza veli, senza reti di protezione, senza remore. Sarà un modo per sentire una parte di quell’Italia che finora ha avuto poca voce.  Mentre, invece, avrebbe bisogno proprio della loro voce; anzi delle loro grida sui social, negli atenei, nelle vie del mondo.

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Per una volta non hanno intervistato “chi ne sa” ma sé stessi: ecco una sintesi di quello che hanno scritto la settimana scorsa: Giuseppe Castellino si lamenta per la irresponsabilità del “politicanti” che nello sfiduciare Draghi hanno sfiduciato la politica intera: … Volevamo un riferimento su come raccogliere i cocci e ricostruire tutto. Abbiamo solo trovato vecchie generazioni che hanno preferito voltare le spalle e lasciarci in balia di noi stessi”. Niccolò Bellaccini sostiene che quello che è accaduto è un colpo alla “credibilità della politica” per i giovani e si preoccupa per il futuro lanciando domande ai responsabili della mancata fiducia al Governo: …Come ripartiremo economicamente adesso? I soldi del PNRR che fine faranno? Non ci pensate al danno che avete fatto?  Anche Claudia Daniele si rammarica per questa mancata fiducia in un momento così delicato: …Inoltre, questa crisi mette a rischio i 21 miliardi del PNRR che sarebbero dovuti arrivare dall’Unione Europea, ponendo in bilico qualsiasi tipo di provvedimento futuro sul quale si discuteva: dalla delega fiscale al piano di stoccaggi alternativi di gas per affrontare l’interruzione di forniture dalla Russia”.

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Manuela Ballo che si interessa di spettacolo, e si capisce perché fra le tante cose che la preoccupano con la caduta del Governo ci sono proprio riforme del settore che potrebbero restare al palo: … scopro che tra quelle ad essere colpite potrebbe esserci quella della legge delega per lo spettacolo. Ecco, dopo la pandemia, un altro bel regalo per un settore che ha pagato oltre ogni dire il lockdown. – e aggiunge – … in bilico sono i fondi per le infrastrutture cioè treni, strade e via viaggiando. Mi sono laureata qualche giorno fa: portare i mei parenti e i miei amici dalla Sicilia a Siena è stato come pianificare uno sbarco. Un clima “aberrante”, soprattutto fra i giovani, è quello che rileva Giuseppe Aquaro. Da scienziato politico che sarà, non gli sembra intelligente la decisione di andare alle urne in un contesto così complicato e soprattutto con i partiti che parlano una lingua incomprensibile ai giovani. “… le possibilità che questi ultimi si possano immedesimare in una determinata forza politica sono quasi inesistenti. D’altronde, oggi si tende a dire solo di essere “di sinistra” o “di destra”. Potremmo definirla una catastrofe nella catastrofe.

Per Giuseppe Rizza questa “è la ciliegina sulla torta” per un Paese già martoriato e da studente universitario fa fatica a sperare in un futuro roseo: “… passo dopo passo assisto alla débâcle di un Paese che un tempo (forse) era un modello esemplare nel mondo. – aggiungendo – E allora mi chiedo: chi si prenderà cura del Bel Paese? Povera Italia! Questa volta è un duro colpo, ma è giunto il momento di risorgere o perire per sempre”. Anche Margherita Malaspina giustifica la caduta di Draghi come traguardo dell’incompetenza e dell’egoismo dei politici e non accetta che il Parlamento abbia risposto “crisi” all’appello del Primo Ministro: “…dovete rispondere agli italiani, non a me!“ E Margherita riflette ancora: … A noi giovani è richiesto di intraprendere anni e anni di studi universitari, di avere una formazione impeccabile per poterci inserire nel mondo del lavoro, mentre al governo troviamo spesso persone poco competenti!

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Elia Frollà si concentra soprattutto sui rischi sociali che una crisi al buio come questa può far emergere e come gran parte della società civile si sia appellata per la continuazione della legislatura. Non manca però di far notare come questa nostra democrazia si stia concentrando troppo sulla “personalizzazione” del potere e si domanda: “…aspettare, più o meno unanimemente, che una figura di spicco regga le sorti di una nazione – si vedano a tal proposito gli appelli di Renzi, Calenda e Scurati – non è segno di una democrazia esausta, di un ambiente politico che non risulta più credibile? Non sarebbe doveroso anche riflettere su questo fatto?Agostino Forgione riconosce l’ottimo lavoro e la chiarezza di Draghi ma vede l’epilogo come inevitabile perché la tecnocrazia del Primo Ministro cozza con le dinamiche politiche più intime. “…penso si sia trattata della disfatta di un governo nato sotto altre stelle che non poteva reggere più le idiosincrasie al suo interno” ci dice Agostino. Sessantasette crisi di governo in 75 anni di Repubblica, ci ricorda Marialaura Baldino dalla sua “mastelliana” Benevento. Più che a Conte crede che la colpa sia da assegnare a “quella politica” che ha avuto necessità di chiamare Draghi. “… la mia generazione, quella tra i 20 e i 30 anni, vuole un’altra politica” dice, esprimendo preoccupazione: “…l’Italia è ora un paese a maggioranza destrorsa e pensare che post-fascisti e sodali stanno guadagnando sempre più terreno grazie a questa crisi, mi ribolle il sangue. Il problema sta nel fatto che alle prossime elezioni saranno gli unici a farsi trovare preparati, a differenza del resto dei grandi partiti e della popolazione”.

Laura Regardi non assolve Draghi da corresponsabilità in questa crisi “inquietante” ed a più mani in un’Italia pigra in cui i ministri si “dilettano a tirarsi a vicenda la palla della fiducia”: “…Ci siamo abituati, da cittadini, lavoratori, studenti, ad assorbire passivamente quasi ogni cosa: pandemia, guerra, crisi economica, crisi di governo, – per concludere –  Ci siamo rannicchiati sui noi stessi, cercando di capire, di avere conferme, smentite, speranze. Ma siamo stanchi. Io sono stanca”. Ancora più radicale Lucia Mora nel giudizio su quel tipo di politica bisognosa di “un” Mario Draghi e per le dimissioni del quale dice di non “contorcersi dal dolore”: “…Da quando sono nata, non ho mai avuto simpatie per un leader politico. Enrico Berlinguer è morto nell’84, mentre io sono nata nel ’98: questo dovrebbe bastare a spiegarne il motivo. Per Lucia, quello del Governo Draghi, è stato un percorso destinato al fallimento: “… Con buona pace di quella larga parte della stampa italiana che negli ultimi mesi non ha mai perso l’occasione di ritrarlo come il nuovo Messia, è un dato di fatto: Draghi non è in grado di mediare o di scendere a compromessi, una competenza che invece dovrebbe essere indispensabile per un primo ministro, quantomeno in un Paese democratico”.

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