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Censis 2022, il boom dei media digitali

Lievitano gli utenti dei social network e cresce l’impiego delle piattaforme online tra i giovani, ma il rischio sicurezza garantisce la ‘sopravvivenza’ dei media tradizionali

Censis 2022, il boom dei media digitali

redazione Modifica articolo

17 Dicembre 2022 - 19.24


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di Giuseppe Rizza

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Presentato ufficialmente a Roma il diciottesimo Rapporto sulla comunicazione realizzato dal Centro Studi Investimenti Sociali, meglio noto come Censis, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai, Tv2000 e WindTre. Si tratta di un’indagine che interpreta le tendenze più significative degli italiani nella fruizione mediatica in un momento storico delicato a livello globale. L’istituto di ricerca socio-economica, fondato nel 1964, svolge la sua costante attività da oltre cinquant’anni.

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Non è banale il titolo scelto, I media delle crisi, e racchiude appieno quanto stiamo vivendo: da un lato il conflitto russo-ucraino che non accenna a placarsi e dall’altro la pandemia che continua a far paura. Senza tralasciare l’emergenza climatico-ambientale che sta mettendo a dura prova il nostro pianeta e la crisi energetica senza precedenti che ha costretto i Paesi dell’Unione Europea a correre ai ripari con misure straordinarie.

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Analizzando nel dettaglio i numeri della dieta mediatica del popolo italiano, risulta stabile il pubblico della televisione, che si conferma il 95,1%. In forte ascesa la tv via internet, che compie un balzo notevole accumulando il 10,9% in un anno (web tv e smart tv arrivano al 52,8%). Il dato più eclatante riguarda la mobile tv, passata dall’1% di spettatori nel 2007 al 34% di oggi. Si conferma anche la percentuale di radioascoltatori, pari al 79,9%, anche se guadagna il 5,4% in un anno l’ascolto da smartphone.

Trend decisamente negativo per la carta stampata: dal 2007 ad oggi il calo dei lettori di quotidiani cartacei sfiora quasi il 42%, passando dal 67% al 25,4%. Diminuiscono anche gli affezionati di settimanali (-1,6%) e mensili (-0,6%). Salgono del 4,7% in un anno gli utenti dei quotidiani online, attestandosi al 33%, mentre il 58,1% ricorre all’utilizzo di siti web d’informazione generici (anche in questo caso vi è una crescita del 4,3%). Crolla la spesa per libri e giornali, subendo una riduzione del 37,7% rispetto al 2007.

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Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, ha illustrato come nell’ultimo anno i media considerati più affidabili siano rispettivamente radio, tv e carta stampata, mentre i social network occupano l’ultimo posto. Ha infatti sottolineato: «Fare un forte ricorso ai media digitali non vuole dire attribuirgli un alto grado di credibilità». Inoltre il 60,1% degli italiani ritiene legittimo il ricorso a una qualche forma di censura. Il presidente del Censis Giuseppe De Rita ha interpretato tale dato, spiegando che «le persone hanno bisogno di sicurezza. Se non c’è questa, si va incontro a un degrado crescente dell’informazione».

I numeri riportati mostrano un aspetto chiave: seppure i media digitali siano sempre più pervasivi e coprano gran parte della fruizione mediatica, i media tradizionali rappresentano un punto di riferimento importante nell’immaginario collettivo degli italiani. Il mondo online non riesce sempre a garantire agli utenti un’informazione equilibrata e l’esposizione alle fake news è un rischio costante. D’altronde, come spiega sapientemente il giornalista e scrittore Aldo Mantineo nel suo libro Verità fai-da-te, «oggi facciamo i conti con un mondo nel quale ciascuno prova a costruire verità a proprio uso e consumo».

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