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Come ti trucco la comunicazione politica

In che modo sono stati manipolati e decontestualizzati i dati dell' Istat sull' occupazione.

Come ti trucco la comunicazione politica
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Lorenzo Lazzeri Modifica articolo

14 Maggio 2026 - 19.26


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di Lorenzo Lazzeri

Il 5,3% non è necessariamente falso. L’Istat ha registrato questo dato a febbraio 2026. Nessuno ha bisogno di falsificare l’indicatore: basta prenderne uno vero, citarne la fonte più autorevole e tacere quelli che rovinano la festa. È stato pertanto decontestualizzato e portato come un trofeo dimenticandosi di dire che questo era accompagnato da un’occupazione in calo con meno 29 mila occupati nello stesso mese, un tasso di occupazione sceso al 62,4% e un gruppo di inattivi stabile al 33.9%. Il risultato statistico esiste, certo, ma è stato tolto dal contesto e trasformato in una fotografia da comizio. Immaginatevi di prendere l’esame del sangue di un paziente in fin di vita, prendere l’unico valore decente nelle analisi e gridare ai quattro venti, “Ha una salute perfetta, che bravo medico abbiamo!”.

La disoccupazione non misura semplicemente quante persone non lavorano, ma quante sono senza lavoro e lo cercano attivamente. Restano fuori dal conteggio, invece, coloro che un lavoro non ce l’hanno più e hanno smesso di cercarlo. L’Istat li definisce inattivi, ed il vero dramma è che questi stanno crescendo anno dopo anno, facendo diminuire il tasso di disoccupazione. Occorre fare sempre molta attenzione a quella barra blu, perché non sai cosa si nasconde dietro, qualcosa che non vogliono farti vedere.

Poi viene quello che alcuni conoscono come Cherry Picking, scegli il frutto giusto, il giorno migliore, per far sembrare tutti gli altri peggiori. Il confronto è con Renzi, Conte e Draghi… ma vi ricordate quando erano in carica questi governi? Cosa era successo? Erano periodi diversi, crisi del 2008 con shock economici mondiali, pandemia, rimbalzo post-Covid, fondi europei, inflazione, trasformazioni del lavoro. Tutto cancellato per fare un bel confronto comodo, proprio perché scorretto.

E poi, il trucco di magia spicciola. Molti avranno già notato il grafico, disegnato con un righello “elastico”, che da zero si passa a 4 e poi a 6 e dove la barra blu sembra un piccolo miracolo tascabile, per costringere l’occhio ad arrivare a una conclusione ben prima di ragionare e badare al dettaglio. In pochi secondi, senza fornire contesto, viene data un’immagine semplice, i colpevoli lì, sono stati già scelti, il vincitore è sul podio illuminato. La statistica diventa scenografia e la narrazione è servita con un inganno nascosto in piena vista.

La realtà è meno filmica. Il lavoro dipende da cicli economici e demografici, dalla domanda interna e dalla capacità di spesa delle famiglie, dagli investimenti pubblici e privati, dalle politiche europee, dal costo dell’energia, dalla qualità dei contratti e dei salari, dalla capacità produttiva del sistema e dal peso della burocrazia. La propaganda, però, odia le cause multiple. Vuole una favola semplice, un lupo cattivo e il cacciatore: prima c’era il buio, poi siamo arrivati noi. Ed eccola lì, la barra blu che distorce in piena vista, pur fornendo un patentino di verità assoluta.

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