Da Sixdegrees a Metaverso, storie che fanno storia

I social media più importanti e quello che c’è alle spalle in un viaggio che parte da Comte e non si fermerà a Zuckerberg

Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg

Redazione 30 ottobre 2021
di Marcello Cecconi

Facebook, (2004) Youtube, (2005) WhatsApp, (2009) Instagram, (2010) Messenger, (2006) WeChat, (2011) Tik Tok (2016). In ordine sono i più importanti social media nella recentissima classifica di Digital 2021 October Global Statshot di DataReportal, pubblicato in collaborazione con We Are Social e Hootsuite.  Questi sette social media coprono due terzi del totale mondiali di utenti composto da più di 4,5 miliardi di persone, il 57,6% dell’intera popolazione mondiale, con la credibile previsione che entro giugno del prossimo anno il 60% degli abitanti del pianeta avrà un account social. 

La crescita più impetuosa è quella di TikTok, che in appena cinque anni ha scalato la classifica e che oggi conta più di un miliardo di utenti soprattutto giovani e giovanissimi. Fra quelli che occupano le posizioni più basse della classifica Pinterest (2010) è cresciuto puntando sul fashion beauty e lifestyle, mentre Twitter (2006) continua ad arrancare.


Classifica delle piattaforme social per "we are social - Hootsuite"

Se oggi pensiamo a rete sociale il pensiero va in un’unica direzione, quella dei due pollici che con frenesia accarezzano la tastierina virtuale dello smartphone dopo aver sfiorato l’app del social media preferito. I nomi e numeri che abbiamo visto non fanno più notizia e, per questo, riteniamo interessante o almeno curioso, fare un passo indietro.

I semi del social network furono gettati già nel 1800 grazie al filosofo parigino Auguste Comte che con la sua nuova scienza, la sociologia, parlava già di “gruppi sociali” intendendo due o più persone con caratteristiche simili, ideale condivisi, che interagivano. Era quella una società violentemente cambiata dalle due rivoluzioni, francese e industriale. Ma è stato a partire dai primi anni del nuovo Millennio che altre due rivoluzioni, la digitalizzazione e la globalizzazione, hanno dato un volto nuovo a queste interazioni trasformandole in virtuali e ampliandole a dismisura con l’arrivo del Web 2.0 e della connessione in mobilità.
 
A dire il vero, però, il primo social media è nato allo spirare del secolo breve. Era infatti il 1997 quando il giovane Andrew Weinreich nella “Silicon Alley” del sud di Manhattan, creò Sixdegrees, la prima di una serie di start up. Sixdegrees era un sito, ancora non esistevano le app, che si prefiggeva la combinazione di incontri amorosi evitando false identità e cattive intenzioni. Il nome richiamava la “teoria dei sei gradi di separazione” di Stanley Milgram che prevede che ogni persona potesse essere collegata a qualsiasi altra attraverso cinque passaggi intermedi. Sixdegrees ne permetteva sole tre di questi passaggi. Raggiunse un milione di utenti nel Nord America arrivando a contare un centinaio di dipendenti ma anticipò troppo i tempi e i conti non quadrarono tanto che, nel 2001, dovette chiudere. L’anno dopo nacque Friendster che ospitò i transfughi di Sixdegrees dando la possibilità di fare nuove conoscenze e restare in contatto con gli amici; successo rapido ma l’aumento repentino degli utenti, i server non adatti a questa improvvisa massa di visitatori e il moltiplicarsi di profili falsi, consigliò lo spostamento sul concorrente appena nato: MySpace.

L’idea di MySpace fu di Tim Anderson che creò il primo social con espansione mondiale. Fra chat e blog ebbe subito successo clamoroso grazie alla condivisione di produzioni artistiche, che andavano dalla musica alle fotografie e, per artisti come Adele, Mika, Arctic Monkeys e tanti altri, è stato il vero trampolino di lancio. Dopo tre anni aveva superato gli accessi a Google solleticando l’interesse del magnate Rupert Murdoch, che lo acquistò per 580 milioni di dollari. Non esistevano ancora i like ma si potevano commentare tutti gli aspetti di quello che l’utente poteva caricare sul sito ed ebbe un ruolo nel creare tendenze anticipando la mania dei self con tanti giovani che si inquadravano davanti allo specchio con le piccole macchine fotografiche digitali (ancora troppo pochi gli smartphone con camera). Nel 2008 raggiunge l’apice e il declino, l’arrivo di Facebook e della sua migliore interattività lo mise in un angolo dove tutt’oggi resta.

Mentre MySpace nasceva e cresceva, un giovanissimo Mark Zuckerberg all’università di Harvard realizzava un’idea che aveva il sapore del gioco. Nasceva Facemash, un social network, che sfruttava la consuetudine delle università di tenere un libro con nome e foto degli studenti, con lo scopo di confrontare le facce per giudicare chi fosse il più attraente. La violazione della privacy lo costrinse alla chiusura quasi immediata ma, intanto, le fondamenta del progetto più grande erano gettate e, nel 2004, insieme ai colleghi Andrew McCollum, Dustin Moskovitz, Eduardo Severin e Chris Hughes lanciò Facebook.
 
Facebook è stato soggetto a svariate modifiche negli anni, ma rimane la formula principale che prevede un profilo utente che può connettersi ad altri profili o pagine e quella formula del "pollice in su" è divenuto un segno distintivo planetare. Nonostante gli scandali e i continui attacchi, compreso quelli recentissimi, Zuckerberg non molla la presa e come se questa sua creatura fosse un camaleonte le muta colore. Ora la chiamerà Meta, spiegandolo così: “Nome che deriva dal greco, che vuol dire dopo, al di là”, con riferimento a metaverso, termine inventato da Neal Stephenson in Snow Crash, per raccontare una specie di realtà virtuale in rete dove, con l’avatar, ci possiamo rappresentare in tre dimensioni. L’al di là del terzo uomo più ricco del mondo (secondo Forbes) è quindi una scommessa di attrarre gli utenti in una nuova sfida per profili in realtà aumentata o virtuale che brameranno di interagire in più mondi.