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Con bisaccia e bordone il pellegrino va per le sue vie

La conchiglia, la croce e la palma come simboli del pellegrino penitente in viaggio verso tante mete

Con bisaccia e bordone il pellegrino va per le sue vie

Gabriella Piccinni

27 Luglio 2021 - 12.36


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di Gabriella Piccinni

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Il viaggio del pellegrino risponde a un bisogno di ricerca del sacro vivo in molte religioni. Non a caso la meta per eccellenza del pellegrinaggio medievale, Gerusalemme, è città santa per ebrei, musulmani e cristiani e custodisce i principali luoghi santi di tutti e tre: il Muro del pianto e la spianata del tempio di Salomone, il Santo Sepolcro, la roccia di Abramo dalla quale Maometto era asceso al cielo.

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Nel rapporto tra Europa e Palestina l’Italia aveva un ruolo fondamentale. Al centro della penisola Roma, come sede della tomba dell’apostolo Pietro e cuore della Chiesa, attraeva i viaggiatori quasi con identica forza di Gerusalemme e lo fece con rinnovato vigore dopo che Bonifacio VIII, nel 1300, istituì il giubileo. E da Venezia e Brindisi o dagli altri porti pugliesi, dall’Italia protesa in mezzo al mare, era facile trovare l’imbarco e breve il ‘passaggio oltremarino’ verso la Terrasanta.

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Raggiungere Gerusalemme non era però la sola aspirazione dei pellegrini medievali. Tra X-XII secolo si risvegliava anche la fama della tomba dell’apostolo Giacomo, che si trovava a Santiago di Compostela, all’estremo nord-occidentale della penisola iberica. Lungo i tragitti che attraversavano il bacino della Garonna e quello dell’Alvernia, passaggi obbligati di tutte le strade che portavano a Santiago, sorsero numerosi luoghi attrezzati per il riposo, ospizi gestiti da monaci che curavano anche la manutenzione di tratti di strada. Ogni centro di culto e preghiera, a sua volta, diventava sede di un mercato o di una fiera, di locande e taverne. Nascevano così interi villaggi.

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Il pellegrino era, per definizione, un povero (cioè povero di mezzi, bisognoso e indifeso), anche quando era un mercante, o uno studioso, o un signore. Si avvolgeva in un lungo mantello che poteva, all’occorrenza, servigli da coperta, indossava un cappello a larghe tese che riparava dalla pioggia e dal sole, portava la bisaccia, si appoggiava al bordone. La bisaccia e il bordone, in particolare, che venivano solennemente consegnati da un sacerdote a chi partiva, e poi la conchiglia, la croce, la palma erano i segni del pellegrinaggio, i simboli cioè della penitenza.

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Proviamo, questa volta, a seguire un pellegrino che è partito in primavera da Parigi, ha  attraversato i Pirenei a Roncisvalle, si è lavato nel fiume prima dell’arrivo, ha coperto correndo gli ultimi metri per essere il primo del suo gruppo ad avvistare Santiago dall’alto dell’ultima montagna, ha pianto e urlato alla vista della meta, poi ha abbracciato la statua del santo come prevede il rituale, come vuole la tradizione ha raccolto la conchiglia sulla riva dell’Atlantico e se l’è messa sul cappello, e ora attraversa ancora i Pirenei e poi le Alpi e scende verso l’Italia per visitare Roma e la tomba di Pietro; lo immaginiamo mentre dorme negli ospizi dei monaci o si avvolge nel mantello per una notte all’aperto, mentre incontra lungo la strada varie riproduzioni del Santo Sepolcro che lo preparano spiritualmente alla “grande meta” o importanti reliquie, a San Michele in Piemonte, a Piacenza, a Lucca dove vede il Volto Santo, ad Acquapendente; lo seguiamo mentre, dopo aver visitato Roma, inalbera sul cappello anche la riproduzione della Veronica, poi devia attraverso Montecassino verso il Gargano, alla grotta dove è apparso San Michele, e si mescola lì ai pastori che accompagnano le bestie in transumanza, scende a Brindisi e, dopo aver visitato la chiesa del Santo Sepolcro di quella città, cerca il passaggio per Costantinopoli e da questa, infine, prosegue ancora per mare, verso Gerusalemme.

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Lì prega finalmente davanti al Sepolcro di Cristo. Poi si unge gli occhi con l’olio della lampada che vi arde sopra, gratta dalle pareti della basilica di Betlemme una polvere bianca che, si dice, aiuterà le donne di casa sua ad allattare, si sposta nell’orto del Getsemani, segna il posto che occuperà il suo corpo il giorno del giudizio nella valle di Josaphat, scende sulle rive del Giordano e riempie la borraccia con l’acqua del battesimo di Gesù, sale nel monte degli Olivi, scende nell’oasi di Gerico e lega al suo bordone la palma che è anch’essa il simbolo del raggiungimento della meta.

 

Quando si avvia verso il ritorno ha con sè tutto un corredo di conchiglie, riproduzioni sacre, palme, bastoni, bisacce che gli consentono di essere riconosciuto ovunque vada come pellegrino e che, insieme ai lunghi capelli e alla lunga barba che gli scende ormai sul petto, lo fanno assomigliare ai nostri occhi ad un abete addobbato per le feste di Natale.

 

Di seguito gli articoli precedenti della rubrica “Viaggiando con la storia”

1) Clicca qui per leggere il primo articolo “Tappeti volanti e stivali magici” 

2) Clicca qui per il secondo articolo:”Sul filo della corrente, col favore del               vento, anche le strade muoiono

3) clicca qui per il terzo articolo:”C’ è una strada nel bosco”

4)Clicca qui per il quarto articolo: ” Prima che faccia scuro, i pericoli della notte”

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