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Svelata la cinquina finalista del Premio Strega Poesia 2026

Al Salone Internazionale del Libro, in corso in questi giorni a Torino, sono stati comunicati i volumi che si contenderanno il prestigioso riconoscimento letterario

Svelata la cinquina finalista del Premio Strega Poesia 2026
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17 Maggio 2026 - 16.27


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Sono rimasti solo in cinque a inseguire il sogno di una vita. Nella giornata di ieri, sabato 16 maggio, nella suggestiva cornice del Salone Internazionale del Libro di Torino, è stata resa nota la “cinquina” finalista del Premio Strega Poesia 2026, che anche quest’anno si conferma molto “variegata” e soprattutto tutta da scoprire.

Le decisioni sono state prese dal Comitato scientifico del Premio – composto dalla scrittrice e poetessa Maria Grazia Calandrone, il critico e storico letterario Andrea Cortellessa, il poeta Mario Desiati, il saggista Roberto Galaverni, la scrittrice Vivian Lamarque, la docente di letteratura italiana Patricia Peterle, il Direttore della Fondazione Bellonci Stefano Petrocchi,la scrittrice Laura Pugno, il critico letterario Antonio Riccardi e lo scrittore Gian Mario Villalta – che ha scelto fra ben 138 opere candidate le “magnifiche” cinque.

I libri che si giocheranno la vittoria sono: “Procne Machine” (edito da Einaudi) di Carmen Gallo; “Godzilla e altre poesie” (edito da Guanda) di Federico Italiano; “Maniere Nere” (edito da Mondadori) di Isabella Leardini; “La linea spezzata” (edito da Donzelli) di Fabrizio Lombardo e “Faldone” (edito da Il Saggiatore) di Vincenzo Ostuni.

Entrando nello specifico, in “Procne MachineCarmen Gallo descrive il lungo viaggio di due sorelle dal passato del mito a un presente su cui si allungano ombre di violenza che minacciano corpi e voci. Il testo è una macchina di associazioni e metamorfosi, come quella che trasforma Procne in una rondine e sua sorella Filomela, con la lingua tagliata, in un’usignola dal canto memorabile. In altre parole, il libro permette ai lettori di effettuare un intenso e ampio attraversamento della cultura occidentale guidati dal volo e dal canto degli uccelli, con questi ultimi che sembrano sempre in viaggio verso orizzonti lontani ed inesplorati in giro per il mondo.

Godzilla e altre poesie“, invece, è un libro della piena maturità, in cui l’autore esalta e porta a compimento la sua particolare poetica della realtà e dell’oggettività. Scene, ricordi, situazioni, cose e paesaggi, soprattutto quello ticinese dell’infanzia, che rimandano, però, sempre a un Altrove interiore, nello spazio. Il “fil rouge” di tutta l’opera è la Grande Paura della contaminazione nucleare nei mesi dopo il disastro di Chernobyl del 1986, che segna uno spartiacque tra un’esistenza che, almeno in poesia, si crede innocente, e il nostro mondo, che sa benissimo di non esserlo.

Passando a “Maniere nere“, questa raccolta trasporta i lettori in uno scenario acquatico, fatato e rarefatto: un mondo dove corpi, menti e sogni umani, soprattutto femminili, subiscono un cambiamento dovuto al mare che li trasforma in qualcosa di ricco e strano. Leardini realizza la sua articolatissima meditazione lirica “lavorando con l’invisibile”, ispirandosi alla tecnica della “maniera nera” per cui “il visibile si mostra per sottrazione”.

E ancora, “La linea spezzata” è un libro “diviso” in due, come il suo titolo e la sua partitura, per delineare la separatezza tra i tempi del vivere e del contemporaneo. Da un lato gli anni Settanta e Ottanta, nel ricordo di un bambino, poi di un ragazzo, cresciuto osservando la lotta operaia e il conflitto di classe, attraverso la ribellione artistica del punk. Dall’altro la vita adulta nella genitorialità del nuovo millennio, nell’amore della vita coniugale, e il lavoro di una professione qualificata con il salto, e il rientro, all’interno di una dimensione dell’abitare opposta alla prima: una zona solo borghese, e “solo” apparentemente benestante. Nel “ridisegnare” una impossibile memoria intergenerazionale questo volume rimarca la scissione e l’unione salda tra esperienza individuale e storia collettiva, in un viaggio che corrode e divarica in due l’Italia: l’epoca appena successiva all’utopia del Sessantotto e il senso imprendibile del presente.

Infine, in “Faldone” si discute di linguaggio e paternità, di politica ed erotismo, di letteratura e di infanzia, e ogni tesi, ogni posizione sentimentale, ogni possibilità storica risuona al contempo della propria “sgrammaticata” aspirazione alla permanenza e del suo corrompersi prima ancora di essere formulata. Attingendo alla lezione di grandi maestri novecenteschi (come Montale, Sanguineti e Pagliarani), ma anche a fonti, registri, lessici narrativi, drammaturgici, e saggistici, Ostuni presenta al lettore un’opera-mondo che, battendo le mille strade della lirica occidentale – dalle più tradizionali alle più sperimentali – sembra volerle trasmutare e conservare assieme, e affidare questo antichissimo “macrogenere” alle incertezze e agli slanci del futuro.

La cerimonia di premiazione si terrà il 13 ottobre alla Casa dell’Architettura di Roma, presso il complesso monumentale dell’Acquario Romano, e l’attesa per scoprire chi si aggiudicherà il Premio cresce ogni giorno di più.

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