Georges Simenon nel Mediterraneo incrociava vip ed emigranti

“Il Mediterraneo in barca” raccoglie i reportage del padre di Maigret scritti su una goletta nel 1934

Un veliero nel porto di Siracusa in una foto d’epoca

Un veliero nel porto di Siracusa in una foto d’epoca

redazione 14 agosto 2019
«Nel Mediterraneo ci si incontra sempre, che sia nella famosa taverna di Atene dove si mangiano i gamberetti arrosto, nel quartiere delle prostitute di Porto Said o negli ombrosi suk di Tunisi». Descrive un Mediterraneo di un tempo passato, una società scomparsa, un volume perfetto per l’estate che fa conoscere il lato giornalistico del padre di Maigret, Georges Simenon: Il Mediterraneo in barca (Adelphi, traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio, con una nota di Matteo Codignola, pp. 189, € 16,00). Il libro raccoglie l’attività di reporter nel Mare Nostrum con i suoi reportage pubblicati sul settimanale «Marianne» tra il giugno e il settembre del 1934 ed è corredato da foto dell'autore.

Lo scrittore, rammenta la casa editrice, volle intitolare un libro con la raccolta dei suoi articoli Mes apprentissages («Il mio apprendistato»). Con l’iconografia che lo rappresenta con l’immancabile pipa, Simenon racconta di una navigazione da Porquerolles alla Tunisia passando dall’Elba, Messina, Siracusa, Malta, a bordo di una goletta. Dove l’autore della saga in moltissimi libri dell’ispettore Maigret racconta, racconta. Nel primo capitolo descrive una diva ungherese di night club che si è imbarcata in terza classe: «Non solo ha preso un biglietto di terza ma ha pagato soltanto fino a Smirne. Il che non le impedirà di arrivare a Marsiglia». Ma «poiché le imbarcazioni non sono poi così tante. E nemmeno i porti», andare per mare in crociera nel Mediterraneo «è anche un modo per avvicinare le celebrità».

Per Gaia Montanaro del Foglio «La domanda che raccorda i vari articoli – e che in qualche modo funge da fil rouge di tutta la raccolta – è cosa sia il Mediterraneo. Cosa, insieme a una determinazione geografica, connoti questo mare e – per estensione – chi su questo mare si affaccia». Una domanda che si intreccia con i destini degli abitanti delle coste mediterranee. Che spesso erano costretti a emigrare, osservava lo stesso Simenon, con uomini e donne che dovevano andare via per avere cibo, nutrimento, una casa. Quegli abitanti delle coste mediterranee, greci, italiani, andavano nelle Americhe, in Australia, nel nord Europa. Oggi pare facile, dimenticarlo.