Il Gramsci-pensiero prima del carcere per capire il fascismo. Aperta la casa-museo in Sardegna

“Il metodo della libertà” raccoglie testi degli anni del primo fascismo. Il curatore Christian Raimo lo ripropone «come autore popolare», da leggere a scuola

Un interno della casa-museo Gramsci a Ghilarza, in Sardegna. Dal sito del museo

Un interno della casa-museo Gramsci a Ghilarza, in Sardegna. Dal sito del museo

redazione 14 agosto 2020
Per chi è in Sardegna e magari non ne è al corrente perché pensa alle misure anti-contagio: la casa-museo di Antonio Gramsci a Ghilarza è regolarmente aperta al pubblico con le inevitabili limitazioni anti-Covid per cui conviene informarsi prima per una visita (clicca qui per il sito). Un passaggio nella casa natale del pensatore non è certo sufficiente a comprenderne il pensiero pur se può aiutare. Ancora più può aiutare leggere un volume, o suoi estratti, pubblicato di recente da una nuova casa editrice, la Euridice, che pubblica testi classici in in formato digitale come, in questo caso, Il metodo della libertà. Scritti sulla democrazia, il fascismo, la rivoluzione (pp 296, € 4,99, con prefazione di Christian Raimo e postfazione di Guido Liguori, clicca qui per la pagina su Gramsci nel sito della casa editrice). Non è una raccolta di testi inediti quanto di scritti redatti dalla fine della prima guerra agli anni in cui il fascismo prese il potere e poi lo incarcerò nel 1927, un’antologia che tocca temi come il colonialismo, il riformismo borghese, il sovversivismo reazionario, la lotta agraria, la questione sarda, le società segrete.

«Il grande problema della ricezione pubblica di Gramsci è che non è solo un testimone, ma è soprattutto un interprete e la sua rilevanza dal punto di vista dell’elaborazione teorica sovrasta persino la sua estrema testimonianza esistenziale», scrive Raimo in un estratto ripreso dalla casa editrice. In un’intervista a Giorgiomaria Cornelio sul sito Nazione Indiana Raimo ha spiegato come abbia affidato la postfazione a un esperto come Liguori affinché «scrivesse una postfazione, proprio per fare pulizia di tutte le incrostazioni che negli anni si sono accumulate sul suo pensiero» mentre Raimo vuole invitare a leggere lo studioso «come autore popolare, da inserire nel canone scolastico». Rileggerlo, afferma, aiuta a capire il clima sociale e politico negli anni ’20, «quando il Fascismo ancora non aveva individuato in Gramsci un suo nemico». «Dobbiamo renderci conto che Gramsci va storicizzato, quindi va letto nel contesto dei suoi anni. Non vogliamo certo un farne un guru profetico». Altro monito dello scrittore: «penso ci sia bisogno di ritornare a leggere Gramsci come autore popolare, non quello in voga ultimamente, quello di “Odio gli indifferenti” e “Odio il Capodanno”, che è certo utile ma viene ridotto a un uso da maglietta». Tanto più che a parere dello scrittore l’autore dei Quaderni dal carcere «è, di fatto, l’unico pensatore italiano del Novecento che ha una caratura internazionale».