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A Catania c'è davvero un'imprevedibile emergenza?

Tutti i media in questi giorni hanno in primo piano le immagini dei turisti lasciati senza assistenza a Fontanarossa a causa dei voli cancellati per l'eruzione dell'Etna. Da fuori appare una città che sopravvive sotto il peso di un vulcano. Eppure c'è qualche considerazione da fare.

A Catania c'è davvero un'imprevedibile emergenza?
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Caterina Abate Modifica articolo

13 Agosto 2026 - 14.54


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di Caterina Abate

Vivere sotto un vulcano attivo ti rende in qualche modo avvezzo agli imprevisti che la qual cosa possa comportare. Come l’imprevisto della meraviglia per eruzioni spettacolari: salendo da Catania in macchina può accadere di scorgere in lontananza sulla Montagna i bagliori del magma. E pensare con un misto di orgoglio e rassegnazione che “scassau a Muntagna”, perché certi pensieri si palesano alla mente o prendono voce solo nella propria lingua dell’anima. È innegabile però che le eruzioni dell’Etna possano implicare non pochi disagi.

Lo vediamo accadere in questi giorni. Quella che è a volte l’amara norma per chi sotto il vulcano ci sta tutto l’anno, si è concretizzata in situazione emergenziale, generando la chiusura dell’aeroporto di Catania: risultato, nella settimana clou dell’estate centinaia di voli cancellati, alcuni dirottati a fatica sugli altri scali siciliani. A farne le spese (anche letteralmente) sono i passeggeri lasciati letteralmente allo sbando, bloccati all’aerostazione con temperature proibitive, senza informazioni chiare né dall’ente gestore SAC, e a volte nemmeno dalle compagnie aeree. Soffre pure il comparto turistico tutto e non solo per una questione di danno di immagine (che non è poco), ma ovviamente anche in termini di perdite economiche.

Fuor di dubbio che nessuno possa sapere quando l’emissione di cenere vulcanica cesserà, ma mi pare lampante sia una situazione che non si voglia risolvere. L’Etna è un vulcano attivo, con una certa costanza nell’arco dell’anno. Solo che la situazione emergenziale diventa tale durante i mesi estivi, quando il traffico aereo per afflusso turistico raggiunge il picco. Inutile che SAC a fine anno vanti i successi degli scali aeroportuali di Catania e Comiso, se poi non sa gestire ciò che è statisticamente probabile. Nè la risoluzione può al momento sussistere nella proposta alquanto aleatoria del Ministro Musumeci, che suggerisce di spostare l’hub aeroportuale in una zona più ad ovest, tra la piana di Catania e la provincia di Enna. Aleatorio già solo per i tempi dilatati con cui le infrastrutture italiane sono solite essere concluse. Mi taccio sulla situazione generale di ferrovie, strade ed autostrade.

Nel frattempo sembra stia andando avanti la vendita del 51% delle quote azionarie della SAC a privati. Per il sindaco di Catania, pare la privatizzazione sia l’unica via per un reale sviluppo dell’hub aeroportuale Vincenzo Bellini. Così leggo da un articolo dello scorso 31 luglio sul Quotidiano di Sicilia a firma della giornalista Chiara Borzì. 

Io oggi mi riservo di provare al contempo profonda empatia ed amarezza per chi ha o aveva prenotato un biglietto aereo con la sigla CTA in questa settimana. Fontanarossa per ora resterà chiuso fino alle 2 del 14 agosto.

E concretamente mi chiedo qual è la risposta della politica e di SAC per i centomila passeggeri che avrebbero dovuto volare su Catania? Senza che si facciano proclami o vaghe promesse.

L’unica considerazione che mi resta è che Catania non è una città che vive sotto il peso di un vulcano, ma è una città vittima da decenni della peggiore mala politica, che la priva del suo mare (sarebbe bello parlarvi della spiaggia del Caito, irraggiungibile via terra, restituitaci dal ciclone Harry) e se serve esacerba gli animi contro la sua Montagna. Ecco cos’è. 

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