Carofiglio cerca un senso etico della realtà con il “suo” avvocato Guerrieri

Nel legal thriller “La misura del tempo” il penalista creato dallo scrittore già magistrato indaga su coscienza e menzogne tramite un amore irrisolto e un delitto

Gianrico Carofiglio a "Otto e mezzo" su La7

Gianrico Carofiglio a "Otto e mezzo" su La7

redazione 28 novembre 2019
Enzo Verrengia

Nel 2002 accadde un miracolo editoriale: Testimone inconsapevole di Gianrico Carofiglio superò nelle classifiche di vendita John Grisham. Un legal thriller italiano interessava i lettori più di quello americano. Era una buona notizia. Innanzi tutto per l’editoria peninsulare, già sull’orlo di una crisi che in seguito si sarebbe aggravata. Ma anche per il potenziale narrativo di una letteratura drammaticamente depauperizzata prima dai “giovani autori” degli anni ’80, poi dai “cannibali” del decennio successivo, a ridosso del cambio di secolo.
Questo perché il libro in questione proponeva una densità, uno spessore, un contenuto che andavano ben oltre i gerghi dei millennials, il minimalismo d’obbligo dei best-seller costruiti a tavolino per attirare i giovani e compiacere critici d’avanguardia invecchiati e necessitati a riciclarsi. No. Testimone inconsapevole era una vicenda carica di autenticità, imperniata essenzialmente sul valore della legalità in un Paese ancora fresco di Tangentopoli, contro cui artatamente si gridava al giustizialismo.
Da allora, Carofiglio è andato sempre di più caratterizzandosi come una voce autorevole. Tanto che il protagonista di Testimone inconsapevole, l’avvocato barese Guido Guerrieri, pur tornando in altri romanzi di successo, ha lasciato spazio ad altre gallerie di personaggi, alcuni non serializzati, come quelle de Il passato è una terra straniera.

Torna l’avvocato barese Guerrieri
Il penalista torna in La misura del tempo, dove Carofiglio, oltre a riproporlo, gli costruisce un percorso parallelo di presente e passato, ben lontano dai troppi gialli d’imitazione che riempiono gli scaffali delle librerie.
Guerrieri riceve nel suo studio la visita di Lorenza Delle Foglie, che sarebbe riduttivo definire “una sua vecchia fiamma”. Piuttosto, la donna è depositaria di un amore irrisolto fra i due, risalente a quasi un trentennio prima. O forse nemmeno amore: semmai sentimento indecifrato, che neanche oggi trova motivazioni e coordinate.
A suo tempo, il Guerrieri neolaureato era semplicemente irretito da Lorenza. Adesso lei ha un figlio venticinquenne, Iacopo, in carcere per l’omicidio di Cosimo Gaglione, detto Mino. A legarli, storie molto sgradevoli di piccolo spaccio, quello più insidioso.
In primo grado, l’imputato è stato difeso da un avvocato di grido, Costamagna, nel frattempo deceduto. Ora, per l’appello, Lorenza ha deciso di rivolgersi a Guerrieri, che naturalmente accetta. Con lui si mobilita la piccola équipe di collaboratori: Consuelo, l’associata dello studio, Annapaola, investigatrice e fidanzata part-time del titolare, Tancredi, ex poliziotto con la stoffa del segugio nel sangue.
Ma il troncone principale de La misura del tempo non è costituito dall’accumulo delle controprove volte a scagionare Iacopo, bensì dai salti all’indietro nei ricordi che Guerrieri ha della sua ermetica relazione con Lorenza. Cosa poteva legare lui, ragazzo di buona famiglia, a una donna più grande di lui e già dedita a una vita di espedienti? C’è un’espressione dell’Ottocento che denotava le dannazioni del cuore patite da uomini sensibili e colti a causa delle cocottes: nostalgie de la boue, nostalgia del fango.

La ricerca di un senso etico della realtà
E nello sceverare questo passato tutt’altro che perfetto, Carofiglio dà ancora una volta la dimostrazione della sua incessante ricerca di un senso etico della realtà. L’esperienza trascorsa di magistrato, capovolta nella professione di Guerrieri, che sta dall’altra parte delle aule del tribunale, non serve meramente a costruire la geometria di un caso giudiziario, quanto a indagare nelle coscienze, nelle menzogne, nelle ritrosie dell’umanità. Tanto che alla fine, indipendentemente dal risultato del processo, sembrerà che quella “misura del tempo” vada ben oltre la necessità pratica di ricostruire l’ora del delitto in modo da assodare se Iacopo sia o no colpevole. Nemmeno a comprendere l’arco cronologico di quel remoto periodo del legame con Lorenza. Forse, la misura del tempo è l’incognita sospesa sulle cose della vita. Tutte le cose della vita.

Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi, pp. 284, Euro 18,00)