Il Maxxi e la Sardegna celebrano Maria Lai: rese arte il filo dei rapporti umani

Più mostre e iniziative rievocano una figura fuori dal comune a cento anni dalla nascita: dalla retrospettiva a Roma alla "sua" Ulassai ai comuni sardi

Maria Lai, Tenendo per mano il sole, dettaglio, 1963. Per la mostra al Maxxi, foto Francesco Casu, courtesy Archivio Maria Lai

Maria Lai, Tenendo per mano il sole, dettaglio, 1963. Per la mostra al Maxxi, foto Francesco Casu, courtesy Archivio Maria Lai

redazione 15 febbraio 2019
Maria Lai seppe unire un borgo sardo con un filo. Il nostro paese ha avuto un'artista che ha saputo fondere rituali collettivi, una pratica connessa al mondo femminile e alla psiche, e ha avuto il coraggio e la caparbietà di imboccare una via tutta personale: Maria Lai appunto (qui la pagina web ufficiale). È stata una figura d'artista unica, straordinaria, e al tempo stesso che si può inserire in quel panorama di artiste donne in grado di inventare con profondità forme espressive attraverso materiali come capelli, nastri, corde. Sarda con fierezza, il 27 settembre ricorrono i cento anni dalla nascita nel suo paese nell'Ogliastra, Ulassai (è morta nel non lontano Cardedu il 16 aprile 2013) e per il centenario si assiste a un risveglio d'interesse verso le sue opere, risveglio già in atto da qualche tempo su una figura passata alla Biennale di Venezia nel 1978 ma meno nota di quanto meriterebbe.

È significativo e importante che il Maxxi di Roma le dedichi una vasta retrospettiva, peraltro in un programma del 2019 con molta attenzione alla creazione femminile perché il museo nazionale delle arti e architettura contemporanee imbastirà mostre anche sull'artista Paola Pivi e sulla fotografa Elisabetta Catalano. Di Maria Lai il Maxxi esporrà un centinaio di opere dai primi anni Sessanta in poi con i suoi telai, i libri cuciti, le immagini di opere pubbliche: curata da Bartolomeo Pietromarchi e Liugia Lonardelli, la rassegna "Tenendo per mano il sole" proseguirà fino al gennaio 2020 ed è organizzata insieme all'Archivio Storico Maria Lai.

In Sardegna ha sede il Museo di Arte Contemporanea Stazione dell'arte di Ulassai che possiede circa 140 opere di Maria Lai: d'accordo con l'artista il Comune riconvertì e ristrutturò la vecchia stazione ferroviaria facendone il centro, attivo, sul lavoro dell'artista. A giugno, in parallelo e insieme al Maxxi, il centro sardo aprirà una mostra e con il museo romano farà una guida sulle opere all'aperto dell'artista nel territorio di Ulassai.

Per questo 2019 ventitré Comuni organizzano un progetto collettivo ideato e promosso con intelligenza dalla Regione Sardegna: “Maria Lai – Andando via. Omaggio a Grazia Deledda”. In ventitré paesi verrà realizzato un arazzo, con stili, tecniche e materiali propri di ogni centro, che replicherà “Andando via”, ultima opera pubblica che l'artista dedicò appunto alla scrittrice. Con 250mila euro di stanziamento, partecipano i Comuni di Nuoro, Galtellì, Aggius, Nule, Sarule, Samugheo, Mogoro, Dorgali, Tonara, Atzara, Villacidro Ulassai, Bonorva, Villamassargia, Mamoiada, Muravera, Zeddiani, Armungia, Bolotana, Oliena, Isili, Urzulei, Siliqua. Ha ideato il progetto Giuditta Sireus.

Nel frattempo la Galleria Comunale di Cagliari espone fino a gennaio 2020 quattro opere a rotazione sotto il titolo "Opera sola". La prima in mostra fino a maggio è “Donne al setaccio”, grande tela di fine anni Cinquanta di proprietà della Collezione Archivio Maria Lai, popolata da figure femminili mentre si apprestano a fare il pane. Collabora la Fondazione Stazione dell’Arte. Accompagnano l'opera disegni, studi e video in cui parla l'artista. Sempre Cagliari ha giustamente intitolato una piazza all'artista, nel Castello, tra via del Duomo e via del Fossario.

Infine converrà ricordare l'azione più nota compiuta da Maria Lai. Risale al settembre 1981: a Ulassai raccolse una leggenda su una bambina che si era messa al riparo da un temporale con dei pastori e le pecore in una grotta, che vide un nastro azzurro in cielo, uscì per guardarlo e prenderlo, la grotta crollò ma la piccola grazie a quel nastro si salvò. Da qui Maria Lai ideò la sua azione artistica: fece passare con segnali vari un nastro celeste fra le case del paese e la montagna, gran parte degli abitanti partecipò e un nastro lungo oltre 26 chilometri fu simbolo di legami affettivi e sociali. Una comunità divenne artista essa stessa. Seguendo oltre tutto un'artista donna. Non era scontato che potesse accadere. Ma chi ha scritto di Maria Lai o l'ha incontrata ha sempre osservato che con lei niente era mai scontato.