"Il Vernacoliere" chiede aiuto: "abbonatevi per la libertà di ridere"

Mario Cardinali, fondatore dell'unico giornale satirico-dialettale, si appella a lettori e simpatizzanti per la sottoscrizione di almeno 5000 abbonamenti

Mario Cardinali

Mario Cardinali

redazione 5 novembre 2020
Il Vernacoliere, unico esempio di giornalismo satirico dialettale, che trae la massima parte della sua radicata notorietà da notizie ferocemente paradossali ogni volta “inventate” dal suo direttore-editore, lancia un grido d’allarme. Lo fa proprio attraverso Mario Cardinali, da quasi quarant’anni al timone di questa sua creatura.

"Gli abbonamenti, ecco - ha scritto Cardinali - Ce ne occorrono almeno cinquemila in più, cinquemila nuovi abbonati per garantirci una base economica che ci permetta di mantenere ancora in vita la nostra testata, dopo sessant'anni di esistenza, dai tempi del Livornocronaca nato settimanale di controinformazione nel 1961 e poi divenuto il Vernacoliere mensile satirico nel 1982

Il periodo non florido della situazione economica, la pandemia e la crisi della carta stampata in generale, stanno diventando un ostacolo insuperabile per Scali del Corso a Livorno. Il giornale non è più in grado di sopravvivere con le 12000-15000 copie vendute fra edicola e abbonamento, copie solamente su carta perché ha dovuto interrompere già da tempo gli abbonamenti per la rivista online a causa della pirateria informatica che ne riproduceva e diffondeva gratuitamente i PDF.

Il Vernacoliere ha sempre scelto di essere libero da finanziamenti e spoglio di pubblicità affidandosi al solo sostenimento dei lettori. Ora questo non è più sufficiente.

Frugatevi – come si dice a Livorno – contribuendo, con i 27 euro d’un abbonamento annuale, alla nostra libertà di contribuire anche alla libertà vostra” - e aggiunge - “Libertà di satiricamente ridere, e ridendo riportare a livelli terreni chi del suo potere fa ascensore per i propri infiniti cieli di vanità, d’arroganza e di prepotenza. Facendo sempre e comunque pagare a noi popolo sottoposto le sue infinite istituzionali e private ruberie”.

L'appello de il Vernacoliere