Parma ricorda Guido Picelli, antifascista ucciso nella guerra di Spagna

Uomo d’azione, morì in battaglia nel 1937. Per alcuni fu ucciso dagli stalinisti, lo storico Marco Puppini nel libro sui “Garibaldini in Spagna” invece frena

Militanti dalla copertina del libro di Marco Puppini “Garibaldini in Spagna”

Militanti dalla copertina del libro di Marco Puppini “Garibaldini in Spagna”

redazione 3 gennaio 2020
Marco Buttafuoco

In questo fine settimana la Parma antifascista ricorderà ancora una volta Guido Picelli, eroe della libertà caduto il 4 (oi 5) gennaio del 1937 a Mirabueno, in un episodio della guerra civile spagnola. Fu ucciso mentre comandava una compagnia delle Brigate Internazionali che combattevano dalla parte della Repubblica contro i franchisti. Aveva quarantotto anni e la sua vita era stata avventurosa e controversa.

Orologiaio, ma anche attore dilettante, aveva partecipato come infermiere volontario alla prima guerra mondiale. In quegli anni maturò anche la sua attitudine al conflitto, tanto che fu congedato con il titolo di sottotenente e una medaglia di bronzo. Negli anni in cui il fascismo cominciava a imperversare Picelli organizzò a Parma le formazioni degli Arditi del Popolo (osteggiati peraltro dalla dirigenza dei partiti di sinistra) e fu uno dei capi e degli animatori della leggendaria resistenza alle squadre fasciste, nell’agosto del 1922, conclusasi con una brillante vittoria sul campo.

La sua vita fu sempre burrascosa, tormentata. Subì attentati e aggressioni da parte dei fascisti e fu arrestato numerose volte. Il primo maggio del 1924, per protestare contro l’abolizione della festa del primo maggio, issò una bandiera rossa su un balcone di Montecitorio. Non era un politico, era un uomo d’azione, sempre pronto a rischiare, ad affrontare la battaglia, a giocarsi la vita. Emigrato in Russia dopo varie vicende si trovò a disagio nel plumbeo clima dello stalinismo e trascorse anni probabilmente intollerabili per il suo temperamento guerriero. Fu, come molti, accusato di frazionismo e di simpatie trotzkiste, ma senza subire conseguenze. Nel 1937 riuscì a raggiungere la Spagna e “l’agognato campo di battaglia”. Lì si chiuse, davanti al nemico, la sua esistenza.

Anche la sua fine in battaglia è avvolta nella leggenda e nella controversia. Secondo alcuni (non pochi) la pallottola che lo uccise partì da un fucile “amico” e non dalle linee fasciste; secondo questa tesi, sostenuta in modo veemente dal regista e scrittore Giancarlo Bocchi, la battaglia di Mirabueno fu l’occasione per gli stalinisti di liberarsi di un personaggio scomodo. La storiografia è molto più cauta. Le celebrazioni di Picelli partiranno quest’anno proprio da un libro, scritto dallo storico Marco Puppini (Garibaldini in Spagna. Storia della XII Brigata Internazionale nella guerra di Spagna, Kappa Vu Edizioni, 248 pagine, 16 euro più spese di spedizione) e dedicato alla storia della XII Brigata Internazionale, sostiene invece che, al momento, non ci sono documenti che provino questa tesi.

Certo, il profilo del personaggio è assolutamente lontano da quello di un fedele, grigio, uomo dell’apparato sovietico; probabilmente la morte sul campo gli risparmiò terribili disillusioni, consegnandolo a una leggenda mai, per fortuna, del tutto scolorita, da eroe verdiano.
Alla presentazione del libro, oggi venerdì 3 alle 18 alla Libreria Feltrinelli di Parma, seguirà, sabato mattina, una commemorazione della Cgil e, nel pomeriggio (e la sera) di domenica una rappresentazione teatrale per burattini e attori, dedicata alla memoria degli eroi della guerra di Spagna.