Wladimiro Settimelli, il sorriso del coraggio di un giornalista di razza

E' stato una colonna portante de l'Unità e membro dell'Anpi. Studioso di fotografia, ha scritto di Resistenza, P2 e non ha mai perso lo spirito da "toscanaccio". I funerali a Zagarolo

Wladimiro Settimelli

Wladimiro Settimelli

redazione 28 novembre 2017

È morto Wladimiro Settimalli, un autentico giornalista di razza, uno studioso della fotografia, un cronista coraggioso, per trent’anni una colonna portante de l’Unità, poi dal 2005 al 2015 direttore di Patria Indipendente. Ha raccontato l’alluvione di Firenze, ha affrontato inchieste difficili come sulla P2, Licio Gelli, ha scritto del massacro delle Fosse Ardeatine e dell'ex ufficiale delle Ss Priebke che querelò il cronista esigendo, nel 2000, 400 milioni di lire, una cifra stratosferica. La Resistenza era uno dei suoi fari. Militava nell’Anpi, l’associazione partigiana. Era un antifascista e tale era rimasto. Senza retorica perché, con quel suo sorriso, odiava la retorica. Aveva poco più di ottanta anni. I funerali si svolgeranno domani, mercoledì, con rito civile alle 14 a Palazzo Rospigliosi di Zagarolo (Roma). Lo comunica l'Anpi.


E proprio a Zagarolo aveva scelto di vivere.  Oggi il Comune lo ricorda così: "E' stato un importante giornalista de "L'Unità": i suoi occhi e la sua scrittura sono stati i testimoni della storia partigiana - afferma in una nota l'amministrazione comunale - proprio lo scorso anno Wladimiro è stato insignito della medaglia al valore, in ricordo del suo contributo, da partigiano, per la liberazione dell'Italia dal nazifascismo". Da parte del Sindaco, della Giunta, dell'Amministrazione comunale e della Comunità di Zagarolo vanno alla famiglia Settimelli le più sincere condoglianze.


Nato a Lastra a Signa (Firenze), Wladimiro Settimelli aveva mantenuto lo spirito toscano caustico. Aveva scritto di fotografia, libri e articoli, anni prima che fosse considerata un’arte come accade oggi. Iniziò come giornalista nella redazione fiorentina dell’Unità, poi andò nella redazione nazionale a Roma. Come il fratello Leoncarlo, scrittore e giornalista esperto di musica popolare morto qualche anno fa, ha ruotato per una vita intorno al Partito comunista. Condividendo gli ideali, senza risparmiare critiche. E come ricordano suoi colleghi de l’Unità come Pietro Spataro e Michele Anselmi, negli “anni di piombo” era finito nel mirino di terroristi rossi. Neanche in quel caso arretrava. Né perdeva la battuta pronta.


Chiunque l'abbia conosciuto lo ricorda con affetto. Dissacrante, intelligente, incazzoso, battagliero, tosto. Una gran bella persona. Ciao Wladimiro da noi di Globalist che abbiamo avuto il privilegio di averti avuto per amico.