Che fine ha fatto il pacifismo in Italia? Un libro indaga e scopre che ...

Crisi della mobilitazione e del pensiero: Romina Perni e Roberto Vicaretti affrontano un passaggio critico attraverso 13 interviste. Una strada può essere la lotta al cambiamento climatico

Una marcia della pace Perugia – Assisi dove vediamo Don Ciotti e un gruppo di boy scout

Una marcia della pace Perugia – Assisi dove vediamo Don Ciotti e un gruppo di boy scout

redazione 1 luglio 2020
di Thomas Casadei *

All’origine del volume Non c’è pace. Crisi ed evoluzione del movimento pacifista scritto da Romina Perni e Roberto Vicaretti (People, Gallarate 2020, pp. 160, 15 euro: clicca qui) ci sono due elementi fondamentali: la comune militanza dei due autori – seppur con modalità differenti – nel movimento pacifista all'inizio degli anni Duemila e, soprattutto, la necessità di analizzare, ciascuno secondo la propria sensibilità, la crisi di quella mobilitazione, unendo l’analisi e la riflessione della ricercatrice di filosofia politica con il racconto e la curiosità del cronista.
A guidare e ad accompagnare la stesura del testo è stato soprattutto un interrogativo: che fine ha fatto il “popolo della pace” e dove sono le italiane e gli italiani che, scendendo in piazza con la bandiera arcobaleno, hanno saputo scuotere la politica e farsi promotori di un’idea nuova delle relazioni internazionali e di una visione alternativa della società?

Siamo in una fase storica segnata dalla capacità di affermarsi delle teorie sovraniste e populiste e il mondo progressista appare in affanno, incapace di costruire un pensiero alternativo, di offrire un progetto politico, culturale e sociale forte.
In un tale contesto la mobilitazione pacifista di inizio millennio è stata considerata dagli autori come l’ultimo modo di stare dentro la globalizzazione da sinistra nell’ambito di un movimento strutturato di massa.

Anche grazie al contributo di tredici interviste sono stati analizzati tanto il contesto esterno al movimento per la pace, quanto i possibili elementi interni di debolezza.
Il mutato modo di considerare la guerra, soprattutto se legata alle conseguenze del terrorismo, gli effetti della crisi economica e della partecipazione nell’ambito delle democrazie contemporanee sono gli elementi che hanno caratterizzato il mondo “fuori” negli ultimi venti anni e che hanno costretto il movimento per la pace a una mutazione.
D’altra parte, gli autori si sono anche domandati se il pensiero filosofico sulla base del quale il movimento ha preso vita avesse dei limiti, legati soprattutto all’idea che la “pace” sia un concetto contenitore, difficile da definire in maniera compiuta e che tiene insieme aspetti diversi.

Un riflesso significativo di queste considerazioni si può notare anche dal punto di vista organizzativo. Le diverse anime che hanno dato vita a quel grande movimento di massa non hanno forse raggiunto la saldatura necessaria affinché il programma politico di cui si facevano portatrici potesse avere gambe solide sulle quali camminare.
Tutto questo non significa, però, che la crisi che è sotto i nostri occhi sia irreversibile. Quel movimento esiste ancora, anche se ha dovuto reinventarsi e adattarsi a una società che è cambiata nel profondo e che vede oggi emergere una mobilitazione nuova: quella per il contrasto al cambiamento climatico.

Altre domande sono emerse, perciò, alla fine del lavoro: esiste un legame tra il movimento ambientalista di oggi e quello per la pace degli anni Duemila? Sono strade, storie e percorsi destinati a incontrarsi, arricchendosi vicendevolmente? Si tratta di un collegamento tutt’altro che scontato.

Non mancano i punti di contatto ma emergono, nelle riflessioni di Perni e Vicaretti e delle persone intervistate, anche differenze significative tra l’esperienza pacifista e la mobilitazione contro il cambiamento climatico. Di certo c’è che la crisi della partecipazione – soprattutto per quello che concerne il campo progressista – non può dirsi archiviata con l’emersione su scala globale del movimento ambientalista.
Può essere il primo passo, ma saranno i successivi a dirci se il viaggio della partecipazione è ripreso.

* l’autore è uno degli intervistati dalle cui riflessioni ha preso le mosse il volume insieme a Luigi Ceccarini, Roberto Gatti, Elisabetta Gualmini, Benedetto Ippolito, Flavio Lotti, Paolo Montesperelli, Giuseppe Moscati, Massimiliano Panarari, Gianfranco Pasquino, Cecilia Strada, Franco Uda, Mao Valpiana.