Topo Gigio e Calimero, “Carosello” era il paradiso della pubblicità

Alla Fondazione Magnani-Rocca i filmati tv, disegni, manifesti dal 1957 al 1977. Così lavoravano grafici, designer, Scola e i Taviani, divi della tv

Locandina. Osvaldo Cavandoli, La Linea © 2019 CAVA/QUIPOS

Locandina. Osvaldo Cavandoli, La Linea © 2019 CAVA/QUIPOS

redazione 3 settembre 2019
“Carosello”, fino al suo epilogo nel 1977, dal 1957 era un appuntamento fisso in tv per generazioni e generazioni: piccole storie, fulminanti, con invenzioni grafiche e narrative anche oniriche, surreali, fantasiose, le quali introducevano a un prodotto commerciale citato solo alla fine di quegli episodi. Dalla geniale Linea di Osvaldo Cavandoli, in arte Cava, che con una semplice linea tratteggiava storielle esilaranti, al Caballero “nella pampa sconfinata” che immancabilmente salvava dai cattivi Carmencita, la pubblicità ospitata in casa Rai era invenzione di idee, sperimentazioni grafiche condensate in pochi essenziali minuti. Il requisito era: inventare, sorprendere, divertire. Riporta a quel mondo la mostra alla Villa dei capolavori della Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), da sabato 7 fino all’8 dicembre, “Carosello. Pubblicità e Televisione 1957 – 1977”,

Curata da Dario Cimorelli e Stefano Roffi, allestita due anni dopo una mostra sulla pubblicità dal 1890 al 1957, la rassegna propone manifesti, storyboard, bozzetti e schizzi dei designer – pubblicitari di Armando Testa, Erberto Carboni, Raymond Savignac, Giancarlo Iliprandi e molti altri accompagnati da schermi con quei filmati-tv lampo che crearono cartoni animati rimasti nella memoria: Re Artù di Marco Biassoni, Calimero di Pagot o Angelino di Paul Campani, ricordano gli organizzatori, “fino alla moltitudine di personaggi nati dalla matita di Gino Gavioli”. Si affiancavano “personaggi” pupazzo, come Topo Gigio o l’ippopotamo Pippo, delizia dei bambini.

Accanto ai filmati d’animazione, la rassegna propone quelli che oggi chiamiamo spot pubblicitari a cui si prestavano volentieri cantanti come Mina, Patty Pravo, Ornella Vanoni, Gianni Morandi, attori di prima fila quali Totò, Alberto Sordi, Virna Lisi, Vittorio Gassman, registi del livello di Luciano Emmer, Mauro Bolognini, Ettore Scola, i fratelli Taviani, senza dimenticare le star della televisione stessa quali Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffella Carrà, la coppia Sandra Mondaini e Raimondo Vianello in sketch irresistibili. Perché le storie avevano alcune regole fisse: una durata di tempo prestabilita e avevano sempre il lieto fine.

Nella nota stampa gli organizzatori ricordano cosa scrisse Umberto Eco nel saggio Ciò che non sappiamo della pubblicità televisiva: quei personaggi erano “ambigui ed esili, di personaggi cioè che, a differenza degli eroi e dei personaggi mitologici tradizionali, non erano «portatori di un’idea» e avevano perso «la nozione di ciò che dovevano simboleggiare». Eppure, forse proprio grazie a questa loro apparente debolezza comunicativa, tali personaggi hanno saputo integrarsi efficacemente con la cultura di massa della società italiana. Hanno saputo cioè diventare vere e proprie “icone”, esseri senza profondità, spesso, come ha sottolineato lo stesso Eco, anche indipendentemente dai prodotti da cui erano nati”. Infatti spesso si ricordava la storia e, almeno consciamente, non si ricordava il prodotto pubblicitario (salvo ricordarlo magari inconsciamente chi andava a far compere).
Catalogo Silvana Editoriale.

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