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Maldive: Grotta di Alimathaa, missione estrema e il mistero della GoPro

Dopo la morte del sommozzatore maldiviano, arrivano tre speleosub finlandesi. Ora si indaga sulla discesa privata oltre i limiti. Si ricerca anche la GoPro della Monfalcone.

Maldive: Grotta di Alimathaa, missione estrema e il mistero della GoPro
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18 Maggio 2026 - 15.43


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di Lorenzo Lazzeri

Il recupero dei quattro sub italiani rimasti nella grotta di Alimathaa riparte da una nuova squadra e da un piano tecnico diverso. Dopo la morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhee, sommozzatore della Maldives National Defence Force colpito da malattia da decompressione durante l’intervento, le autorità maldiviane hanno sospeso le operazioni condotte dai propri reparti. Il militare è stato salutato con onori di Stato alla presenza del presidente Mohamed Muizzu.

Nella giornata di ieri erano arrivati alle Maldive tre speleosub finlandesi, mobilitati da Dan Europe e chiamati a ridisegnare la strategia di recupero. Hanno incontrato la Guardia costiera maldiviana per analizzare le mappe della cavità, i punti di accesso e i tempi di decompressione. L’obiettivo è raggiungere la terza camera con attrezzatura tecnica, miscele adeguate e assetto ridondante. I primi soccorritori locali erano riusciti a segnalare l’ingresso esatto della grotta con un pallone e una linea di discesa, riducendo il tempo da perdere nella ricerca subacquea.

L’inchiesta si concentra ormai sulla natura dell’immersione. Università di Genova e tour operator hanno chiarito che la crociera scientifica prevedeva attività entro quote ordinarie e che la discesa a circa 55-62 metri nella grotta non faceva parte del programma. Secondo le ricostruzioni raccolte finora, sarebbe stata una scelta privata del sottogruppo, fuori dal limite ricreativo maldiviano dei 30 metri e senza l’attrezzatura richiesta per un ingresso profondo in ambiente chiuso.

Un dettaglio di estremo interesse per gli investigatori diventa la possibile presenza della GoPro di Monica Montefalcone. Il marito Carlo Sommacal ha riferito che la professoressa usava spesso una videocamera durante le attività subacquee. Se il dispositivo verrà recuperato insieme ai corpi, potrà chiarire se il gruppo sia stato bloccato dal fango sollevato nella cavità, da una corrente, da un errore di orientamento o dalla mancanza d’aria nelle fasi finali.

Nuove verifiche riguardano anche Gianluca Benedetti. La ricostruzione più recente colloca il suo corpo nella seconda camera, vicino alla strettoia verso la terza. La bombola vuota e la posizione in grotta rafforzano l’ipotesi che l’istruttore non abbia abbandonato il gruppo, ma sia entrato per guidare o soccorrere gli altri, restando senza aria. Il dato tecnico coincide con il quadro già emerso sull’uso di bombole ad aria compressa e attrezzatura non speleosubacquea: a quelle quote, dentro una cavità, margini e tempi si riducono in modo drastico.

La tragedia ha ormai assunto una dimensione internazionale. Secondo le informazioni circolate nelle ultime ore, Regno Unito, Stati Uniti e Australia avrebbero offerto supporto tecnico, in particolare per modellazione delle correnti e dotazioni iperbariche. Nel frattempo, i venti italiani che erano a bordo della Duke of York, ascoltati come testimoni, hanno ricevuto il via libera al rientro. Restano due urgenze: recuperare i corpi e capire chi abbia deciso di trasformare un’uscita scientifica in una penetrazione profonda, privata e non autorizzata, nella grotta di Alimathaa.

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