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Il Governo Meloni è ancora una maggioranza o una sala d’attesa?

Del Mastro, Bartolozzi, Santanchè e Gasparri tolgono il disturbo. Le stanze si svuotano e a quelle scrivanie restano figure sempre più tese. Antonio Tajani osserva il vuoto intorno, Carlo Nordio barcolla sul pavimento con il terremoto che si propaga dopo che l’Europa ha bocciato il suo ddl salva abusi d’ufficio.

Il Governo Meloni è ancora una maggioranza o una sala d’attesa?
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Marcello Cecconi Modifica articolo

28 Marzo 2026 - 12.15


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Il vento soffia in tutta la penisola in questi primi giorni di primavera. Uno spiffero gelido e strisciante è penetrato anche nei corridoi del potere, là dove si attendeva quel tepore che la scontata fine delle “correnti” avrebbe portato. Anche i più ferrati meteorologi/sondaggisti hanno toppato. Così da quelle porte e finestre, lasciate aperte a fine settimana con la speranza di godere dello sguardo dall’alto sulla nuova primavera della giustizia, è accaduto che molta gente è stata sospinta fuori. Uno dopo l’altro.

Prendiamo Andrea Delmastro Delle Vedove. Puff, sparito. Una sparizione che è degna di un numero di Giucas Casella. In un attimo lo abbiamo ritrovato a masticar bistecche con una diciannovenne in un ristorante dei Colli Albani. C’è la sensazione che certe poltrone abbiano più rotelle di una sedia da ufficio perché anche Giuseppa Lara Bartolozzi si è dileguata. È vero cha la capa del gabinetto del ministero di Giustizia aveva promesso di andarsene dal patrio suolo in caso di sconfitta del Si, ma pensavamo di rivederla almeno in aeroporto. Puff, sparita. Sappiamo solo che scivolando via dal ministero si è portato con sé il manuale del buon amministratore pubblico. Avrà tempo di leggerlo, finalmente.

E come non citare Daniela Gamero in (ex) Santanchè. Da vera “partigiana” della poltrona ha fatto la sua resistenza ma alla fine ha ceduto ai rochi inviti del suo capo banda. Santanchè, pare però essersela presa. Impermalita, e parecchio. Dicono che abbia minacciato di tornare in Versilia per risistemare gli appunti con tutte le richieste scottanti che si intrecciavano ai favori quando il Twiga era di sua proprietà. Ha già fatto sapere il titolo del libro che ne uscirebbe: “Ecco nomi, cognomi e soprannomi”. Ma la ministra del Turismo, state certi, non tornerà in Versilia solo per scrivere libri ma dal turismo ripartirà. In estate sarà pronto il suo nuovissimo Tala Beach di Marina di Pietrasanta, spiaggia di lusso con club sandwich, dj cocktail, piscine e massaggi sotto la tenda. Chissà se il giorno del varo inviterà sotto la tenda Alessandro Sallusti a presentare quel suo libro sulle frequentazioni del Twiga.

Da un altro corridoio del potere, non lontano, sguscia via leggero come una piuma anche Maurizio Gasparri, il romanista presidente dei senatori di Forza Italia. Nonostante che da ministro della Comunicazione, nel 2004, avesse salvato capre e cavoli, ma soprattutto Mediaset con il decreto “Salva ReteQuattro”, pare che sia stato spinto fuori della porta proprio da Marina Berlusconi. Lady Fininvest è vogliosa di silenziare le solite facce sparlanti e voltare pagina con il volto più pacioso della figlia del caro amico di papà: Stefania Gabriella Anastasia Craxi. Si sa, la memoria in politica è selettiva.

E mentre le stanze si vuotano a quelle scrivanie restano figure sempre più tese. Antonio Tajani osserva il vuoto intorno con lo sguardo di chi ha appena realizzato di essere rimasto senza compagni di banco. Carlo Nordio barcolla solitario in quella stanza perché dopo lo schiaffo referendario ha ricevuto ieri anche quello dell’Europa che, a maggioranza, gli ha ricordato che il suo ddl salva abusi d’ufficio non va per niente bene. Il pavimento sembra aprirsi sotto i suoi piedi.

Non è un rimpasto di governo. Non è un cambiamento ma un vero e proprio svuotamento. E mentre le sedie restano vuote, viene da chiedersi se è ancora una maggioranza o solo una sala d’attesa.

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