di Martina Narciso
All’indomani delle elezioni americane di metà mandato di novembre 2026, da cui Trump esce sconfitto, si aggiornano le home page dei giornali americani, riportando analisi dei dati, statistiche, commenti e chiarimenti. The Washington Post, The New York Times, The Wall Street Journal e BBC News sono alcune delle testate statunitensi (e non) esaminate per analizzare come l’annuncio è stato riportato alla chiusura delle urne.
Uno dei giornali americani più influenti e conosciuti al mondo è il The New York Times, da sempre considerato un quotidiano liberal-democratico, che in merito alle midterm non ha esitato a prendere posizioni nette contro l’amministrazione repubblicana. “We haven’t seen a sweep like this in 50 years” (“Non vedevamo una ripulita del genere da 50 anni”) annuncia in un videomessaggio al centro dell’homepage il responsabile della corrispondenza della Casa Bianca Peter Baker, ricollegandosi al ribaltamento elettorale che ci fu dopo il famoso scandalo di Watergate del 1972 che vide l’allora Presidente Nixon costretto a dimettersi. E prosegue chiamando la sconfitta una “repudiation of President Trump’s leadership”, ossia un ripudio della direzione Trump.
Nella sezione di opinione, poi, l’Editorial Board parla del pesante colpo subito da Trump, con titoli ironici come “Trump has been thumped” o commenti di scherno sulla coalizione che lo ha eletto due volte e adesso gli ha voltato le spalle. Per il resto, il New York Times si concentra sull’elettorato, proponendo un’analisi sociale degli elettori considerando età, razza o genere: gli adulti complessivi tra i 18 e i 29 anni hanno votato per il 70% i Democratici e per il 29% i Repubblicani; le donne bianche istruite al 52% sono state per i Democratici e il 47% per i Repubblicani, contro le donne bianche non istruite che invece si sono rivolte per lo più all’area Repubblicana (59% per i Repubblicani contro il 40% per i Democratici).
Il The Washington Post, invece, è il secondo quotidiano più autorevole degli Stati Uniti, storicamente collocato nell’area liberal-democratica, ma che dall’acquisto di Jeff Bezos nel 2013 sta attraversando una fase di ridefinizione della propria linea editoriale, allontanandosi dalla linea vicina al partito Democratico, e avvicinandosi a quella del governo. Nell’homepage del sito, al centro il titolo tutto maiuscolo che prende quasi metà pagina “A reset in Washington” (“Un reset a Washington”), al di sotto del quale collocate le due barre rosso-blu dei risultati.
D’impatto, in gigantografia, un grafico che mostra la distribuzione dei voti, mettendo in primo piano le sole due voci “Majority Hispanic Counties” e “Lower Income Counties”, ossia le contee a maggioranza ispano-americana e quelle con reddito più basso, per anticipare un pezzo su quali sono stati i gruppi di elettori che hanno spostato l’ago della bilancia verso i Democratici.
A destra del grafico, nomi e percentuali dei candidati per stato, a sinistra, invece, tra le notizie di ultim’ora arriva il compromesso: “Presidents says he will try to work with the Democrats” (“Il presidente dice che proverà a lavorare con i democratici”). Per il resto, pare che il Washington Post abbia continuato a concentrarsi più sulle singole personalità, inserendo il blocco intero sulle races dei candidati, citando il meaculpa di Vance per aver perso le elezioni a causa della guerra, il nuovo speaker ultra-conservatore pro-Trump Mike Johnson che decide di ritirarsi dopo la sconfitta e anche il multimilionario Musk che ha investito una fortuna nelle elezioni solamente per perdere splendidamente (“a stunning defeat”).
C’è, poi, il The Wall Street Journal, tradizionalmente considerato un quotidiano di orientamento moderatamente conservatore sul piano politico ed economico, con una storica linea conservatrice e simpatizzante per il partito Repubblicano, ma che in diverse occasioni non ha mancato di assumere nette e precise posizioni critiche nei confronti di leader di destra o Repubblicani (incluso Trump stesso, oggetto di svariati editoriali critici).
Per queste midterm, pare sia uno dei quotidiani che più stia cercando di guardare al post elezioni, forse per il suo approccio da sempre pragmatico per il libero mercato e l’economia conservatrice. In un videomessaggio in alto a destra dell’homepage, il capo della redazione di Washington per il Wall Street Journal Damian Paletta, riporta le domande cruciali: what does Trump do? what do Democrats do? what do Republicans do? ossia cosa faranno adesso Trump, i Democratici e i Repubblicani.
In breve, viene esposto il cruccio se ora si tenterà di risolvere le avversità scendendo a patti tra i due partiti, se ci si aspetterà un veto di Trump, se i Democratici saranno più vicini alle problematiche domestiche di aumento di prezzi (una delle spinte più forti contro i repubblicani e l’instabilità economica degli ultimi anni) o a quelle di corruzione che pervadono il Paese e la Casa Bianca stessa, e ancora, se dopo questa schiacciante sconfitta, i Repubblicani si riorganizzeranno per le future presidenziali del 2028, ma anche se, per lo stesso motivo, lo faranno i Democratici.
L’attenzione del Wall Street Journal, dunque, sembra essere più selettivamente rivolta alle conseguenze di queste elezioni, più che alla natura sociale delle elezioni stesse. Infatti, subito sotto il videomessaggio di Paletta, si susseguono articoli sulla nuova agenda dei Democratici, sulle impennate e il ribasso della borsa in base ai partiti vincitori e partiti vinti, su come è stata la “economic fury” (furia per l’economia) di elettori “fed-up” (stufi) a garantire una ripulita di Repubblicani.
E infine, c’è BBC News, servizio pubblico di informazione del Regno Unito, ma considerato uno dei canali di informazione più importanti e influenti al mondo, grazie allo storico ruolo al servizio del pubblico britannico e l’ampia portata globale. Di fatti, le elezioni americane sono state ampiamente seguite dalla BBC, che però ha mantenuto un rigoroso standard di neutralità e imparzialità politica come è tenuta per statuto a fare.
Sull’homepage del sito, così, è riportata la cronaca live dei risultati, seguita poi da una sezione di analisi che guarda tanto ai riguardi che adesso i Democratici devono avere (“Democrats won Congress in a Blue Wave. Now comes the hard part”) quanto alla grande conquista dei blu nel riconoscere i background sociali e culturali dei nuovi politici.
A seguire, una sezione dedicata a brevi filmati da un ampio sguardo locale e globale: dalle esultazioni per la vittoria democratica, alle parole del Presidente dopo la sconfitta (“Democrats did a ‘good job’ – “I democratici hanno fatto un ‘buon lavoro’”), sino al significato di queste votazioni per il Middle East che la risposta della Russia.
Insomma, le elezioni americane di metà mandato 2026 sono state e continueranno a essere oggetto di svariate analisi e approfondimenti, ma ad oggi, 4 novembre, i principali quotidiani statunitensi hanno riportato le notizie riflettendo perfettamente la propria identità editoriale e la diversa interpretazione del momento politico.