Le donne marocchine fanno le “Storie dal Marocco” al museo

Dalla teiera all’abito berbero, il Museo d’arte orientale – Mao di Torino espone oggetti di vita quotidiana scelti con le famiglie dell’associazione Bab Sahara

Un corredo esposto al Museo d’arte orientale Mao di Torino in “Storie del Marocco”

Un corredo esposto al Museo d’arte orientale Mao di Torino in “Storie del Marocco”

redazione 20 giugno 2020
Una teiera, il necessario per il rituale dell’hammam (detto sommariamente e in modo incompleto il luogo dove i musulmani possono compiere il rituale lavacro), un abito da sposa della tradizione berbera: sono tra gli oggetti che il Mao – Museo d’Arte Orientale di Torino espone fino al 30 agosto e che vale segnalare perché si parla di una mostra che attesta come un’istituzione d’arte possa essere teatro di incroci e di conoscenza anche della vita quotidiana.
La rassegna si intitola “Storie dal Marocco” e, informa il museo, costituisce l’esito di incontri tra una ventina di famiglie marocchine dell’associazione Bab Sahara, le responsabili dei servizi educativi del Mao e due curatrici del Museo Egizio iniziati nell’autunno dell’anno scorso “che hanno portato avanti una riflessione sull’idea di memoria e di patrimonio culturale”. Da qui scatta il confronto tra i pezzi e i reperti esposti nei due musei, che raccontano delle rispettive civiltà, e gli oggetti scelti “da chi lascia la propria casa per stabilirsi in un altro Paese” e pertanto “si trasformano in veicoli di trasmissione di una memoria viva, diventano un patrimonio di cultura materiale”. L’Egizio è peraltro istituto che, diretto da Christian Greco, molto di adopera per un confronto alla pari con la cultura araba e con chi vive in città e dintorni, quel confronto che, ricorderete, tanto fece infuriare leghisti, Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. Invece una civiltà, come dimostra la storia, cresce e matura nello scambio, nel confronto, non nella chiusura. Per il bene di tutti noi.

I due musei hanno quindi chiesto “di immaginare un museo ideale dove raccogliere e mostrare il proprio bagaglio culturale”. Da qui “le famiglie, e in particolare le donne, hanno quindi selezionato oggetti personali che testimoniano la memoria del loro paese e, insieme al personale del museo, hanno curato ogni dettaglio della piccola mostra, dalla scelta dei materiali all’esposizione in vetrina fino alla scrittura delle didascalie”. Poiché teiere, abiti, corredi non sono oggetti lontani e freddi, le donne del laboratorio vi hanno collegato ricordi e narrazioni legate a quel tipo di oggetti.

L’ingresso a “Storie dal Marocco. Oggetti testimoni di identità e memoria” è gratuito.

Clicca qui per la mostra sul sito del museo Mao