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Ciclismo eroico sulle "Strade Bianche" delle terre senesi

Una corsa di oltre duecento chilometri tra crete e uliveti, tra salite ardite e pericolose discese. Non a caso è stata definita come" la Classica del Nord più a Sud 'Europa"- Vinta sempre da grandi campioni.

Ciclismo eroico sulle "Strade Bianche" delle terre senesi
Strade bianche
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1 Marzo 2024 - 17.22


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di Maurizio Boldrini

È dura, molto dura la prima vera grande classica di ciclismo dell’anno, Strade Bianche che si corre sabato 2 marzo nelle terre senesi. Lo mostra il suo percorso. Lo dice la sua storia. Per di più, a quella che è definita come “La Classica del Nord più a Sud d’Europa”, è stato allungato il percorso che già era durissimo prima di quest’ultimo ritocco. I chilometri che i ciclisti dovranno percorrere sono diventati 215 con ben 15 settori di strade bianche e fangose pari a 71 chilometri. Così i ciclisti dovranno affrontare oltre alle dure salite che portano a Radi, a discendere verso la Val d’Arbia e dopo un tratto di Cassia risalire per i dolci tornanti che raccordano i vigneti del Brunello. 

E poi le discese ardite verso Buonconvento da dove, qualche pausa per tirare il fiato, inizia la strada a sterro di San Martino in Grania (9.5 km) in mezzo alle crete senesi ricche di “mangia e bevi” in gergo, cioè di sali e scendi. Da Ponte del Garbo (Asciano) iniziano gli 11 chilometri più duri della corsa: prima una salita ardua, aspra e poi saliscendi verso Monte Sante Marie. Respireranno, i ciclisti, l’aria dei colli senesi che guardano al Chianti, attraversando Monteaperti, luogo simbolo per i senesi: qui sconfissero, infatti, in una memorabile battaglia, gli odiati fiorentini.

Nelle passate edizioni dovevano affrontare un ultimo grande strappo, quello delle Tolfe, per poi gettarsi verso la città murata e affrontare l’ispida salita sulle lastre di pietra che fiancheggiando la casa di Santa Caterina, pendenza che supera il 10 per cento, li portava al trionfo di Piazza del Campo, quella conca dove si corre il Palio, così amata dai senesi e così conosciuta nel mondo. Gli organizzatori hanno pensato bene di raddoppiare il passaggio dalle Tolfe così da rendere più spettacolare una sorta di circuito finale. Roba da far invidia, per durezza, alla classica delle classiche, la Parigi Roubaix.

I tifosi fin dal primo mattino si sistemeranno ai bordi dei tratti più aspri, mangiando panini e porchetta e bevendosi qualche bicchiere di buon rosso. L’elicottero delle riprese televisive girerà sopra le loro teste con un ronzio da moscone, turbando l’abituale quiete di quei poggi e di quelle valli che sono patrimonio paesaggistico dell’umanità. C’è da far vedere, al mondo intero, queste terre, questi borghi, questi uliveti e le storiche mura. E sulla strada i ciclisti con bici logorate dal lungo percorso e volti stremati: eppure continuano ad andare come se fossero locomotive umane.

Thomas Pidcock ha vinto l’anno scorso la corsa, la diciassettesima edizione, dopo una lunga fuga solitaria, precedendo Valentin Madouas e Tiesj Benoot. Da quando si corre questa classica, erede dell’Eroica, al traguardo di Piazza del Campo sono arrivati primi sempre grandi campioni. Qualche nome buttato là senza seguire le tabelle: Cancellara (ben tre vittorie), Alaphilippe, Van Aert, Van der Poel, Stybar, Pogacar. Solo un italiano ha vinto a Siena e porta il nome della gloriosa stirpe dei Moser.

Quest’anno il nome da battere è quello di Tadej Pogacar che già aveva vinto due anni fa. A contendergli una nuova affermazione ci saranno Thomas Pidcock, Matej Mohoric vincitore di una Sanremo, l’irlandese Ben Healy, conoscitore delle grandi classiche, Egan Bernal, Tim Wellens e tanti altri. E gli italiani? Tutti guardano ad Andrea Bagioli, vincitore della Gran Piemonte dell’anno scorso dando un’occhiata anche a Alberto Bettiol e Davide Formulo. In gara 18 squadre World Tour più 7 formazioni tramite la “wild card”.

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