Zerocalcare, tra le voci più riconoscibili del panorama culturale italiano, costruisce il suo lavoro su un equilibrio particolare: è un autore profondamente schierato, ma allo stesso tempo attraversato dal dubbio, capace di mettere in discussione il proprio campo senza mai scivolare nella neutralità.
Nel suo intervento a Libri Come, all’Auditorium Parco della Musica, emerge una critica precisa: una parte della sinistra fatica oggi a confrontarsi apertamente con tutto ciò che circonda il conflitto, in particolare con episodi di violenza, anche marginali. Non si tratta, nel suo discorso, di giustificare quei fatti, ma di riconoscerli e affrontarli senza rimozioni.
Il problema è che, in un contesto in cui anche gesti minimi vengono amplificati e usati per delegittimare interi movimenti, prevale una postura difensiva che porta a evitare il tema. Zerocalcare inserisce questa difficoltà in un quadro più ampio: quello di una crescente criminalizzazione del dissenso. Richiamando casi recenti e il clima politico generale, sottolinea come azioni simboliche o dimostrative vengano sempre più spesso lette attraverso categorie pesanti , fino ad associare l’antifascismo al terrorismo.
Questo slittamento produce un effetto duplice: da un lato restringe lo spazio del dibattito, dall’altro alimenta un senso di paura che rende il prendere parola quasi un tabù. Il passaggio più significativo è però quello finale, dove il discorso si fa personale e insieme politico: la sensazione di “aver perso” e la difficoltà di “tornare alla complessità”. Qui emerge il cuore della sua riflessione: oggi il problema non è solo cosa si dice, ma come si riesce a dirlo in un contesto dominato da semplificazioni e polarizzazione.
La complessità, suggerisce, non può più essere trasmessa in modo astratto o collettivo, ma va ricostruita pazientemente, nel rapporto diretto tra persone, attraverso ascolto e attenzione. Ne esce un’analisi che è insieme critica e autocritica: non una resa, ma la consapevolezza che senza affrontare le contraddizioni, anche quelle più scomode, il discorso pubblico rischia di svuotarsi, lasciando spazio a narrazioni sempre più rigide e semplificate.