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Rodari in libreria: quando scriveva che la scuola non insegna il gusto di leggere

Per il centenario un doppio volume nei “Meridiani” Mondadori raccoglie le sue opere, un libro pubblica le illustrazioni di Munari per lo scrittore

Rodari in libreria: quando scriveva che la scuola non insegna il gusto di leggere

redazione Modifica articolo

23 Ottobre 2020 - 10.57


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Nel centenario della nascita di Gianni Rodari, lo scrittore, pedagogo, studioso, insegnante, giornalista e poeta che giustamente non reputava la letteratura per l’infanzia e ragazzi una letteratura di seconda serie (a dir la verità è forse anche più difficile scrivere per ragazzi che per adulti) varrà dire che è appena uscito un doppio importante volume con e i suoi testi, un libro con illustrazioni del grande designer Bruno Munari e porre una domanda. Lo scrittore nacque a Omegna in Piemonte il 23 ottobre 1920 e morì a Roma il 14 aprile 1980.

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Il doppio volume è Rodari. Opere, nella collana che consacra un autore, i Meridiani di Mondadori, a cura di Daniela Marcheschi (pp. 2032, illustrato, 90 euro). Con il secondo volume intitolato Rodari a colori. Tavole, disegni, figure la curatrice Grazia Gotti oltre a raccontare le vicende editoriali di suoi testi raccoglie illustrazioni di autori come Altan e Mattotti. Roberto Carnero, su Avvenire di ieri 22 ottobre, elogiando le cure del doppio volume di Daniela Marcheschi ne riprendeva citava, della curatrice, questo passo: «ha scritto storie in versi e in prosa di rara luminosità, guidando al contempo una riflessione sulla letteratura per l’infanzia in grado di cambiarne radicalmente le prospettive». Dopo di che il critico letterario annota un tratto fondamentale sul rapporto tra lettura e scuola: «In un saggio dal titolo Libri d’oggi per ragazzi d’oggi lo scrittore confessava di ritenere la “passione” il primo requisito di un buon insegnante. Smontava poi alcuni luoghi comuni, come l’affermazione che oggi si legga meno che in passato: ma quando si leggeva così tanto? cent’anni fa – si chiedeva – quando sessanta italiani su cento erano analfabeti? Ma la lettura non è qualcosa di istintivo o innato. Quello di leggere è un gusto che va educato, innestato, coltivato. La scuola, che dovrebbe essere l’istituzione fondamentale chiamata ad assolvere questo compito, non sempre se ne dimostra all’altezza; anzi, a volte contribuisce a determinare dei danni irreparabili». Perché compiva danni? In quella conferenza del 1967 Rodari diceva: «La scuola spesso fa il possibile per fare odiare i libri ai bambini trasformandoli in strumenti di tortura perché ci facciano sopra l’analisi grammaticale, l’analisi logica, la copiatura, la divisione delle righe in sillabe e poi il riassunto ecc. ecc., cioè aggiungiamo alle difficoltà della lettura queste altre difficoltà grammaticali, logiche, ecc. ecc., moltiplicando gli ostacoli che si frappongono fra il bambino e il libro invece di abolirli se possibile. La scuola fa il possibile per far odiare i libri ai ragazzi qualche volta, non diciamo sempre, esagerando il proprio carattere selettivo, giudicante: la scuola caserma, la scuola tribunale dove quello che conta è il voto, la pagella, gli esami». E per Carnero queste osservazioni non sono affatto scadute.

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L’altro libro, disponibile a fine ottobre come avvisa l’editore, è Munari per Rodari. Segni sghembi, sghiribizzi, macchie, colori e scarabocchi (Corraini editore, pp. 200, € 20). Si tratta delle illustrazioni di Bruno Munari per i libri dello scrittore-insegnante con testi di Antonio Faeti, Marco Belpoliti e Riccardo Falcinelli. «Gianni Rodari e Bruno Munari hanno sempre guardato con attenzione al mondo dell’infanzia, uniti dalla volontà di liberare immagini e parole, facendoci scoprire il piacere dell’invenzione, della fantasia e della creatività – scrive l’editore nella sua nota online -. Mettendo insieme elementi apparentemente opposti e lontani, immaginando sintesi e soluzioni non previste, hanno dato nuovi significati a lettere e segni, svolgendo per anni un percorso parallelo, confluito anche in libri come Filastrocche in cielo e in terra, Favole al telefono, Il pianeta degli alberi di Natale, Il libro degli errori, La torta in cielo, Il gioco dei quattro cantoni, C’era due volte il barone Lamberto».

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Infine la domanda di cui si diceva sopra: tra le tante prospettive che Rodari apriva, un intellettuale curioso verso ogni sapere sia scientifico come umanistico, v’era quella di non considerare l’errore un atto imperdonabile da punire bensì un passaggio, un passaggio perfino indispensabile. Lo sanno bene gli scienziati: nella ricerca scientifica sbagliare non è inevitabile, è necessario per arrivare a una risposta alle nostre domande. Ebbene: non sarebbe il caso di ricordarcelo più spesso? I bravi pedagosti e insegnanti lo sanno bene.

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