Amin Maalouf: «Con questo capitalismo esplode la diseguaglianza»

Lo scrittore franco-libanese vince il premio Terzani con “Il naufragio delle civiltà”: dove scrive che oggi ogni civiltà va a sbattere come fece il Titanic

Amin Maalouf. Foto Wikipedia

Amin Maalouf. Foto Wikipedia

redazione 25 agosto 2020
Lo scrittore e giornalista franco-libanese Amin Maalouf ha vinto il Premio Terzani 2020 con saggio uscito un anno fa, “Il naufragio delle civiltà” (La Nave di Teseo, pp. 346, € 20,00, traduzione di Anna Maria Lorusso). La cerimonia della 26esima edizione si tiene domenica 27 settembre nella ex chiesa di San Francesco di Udine alle 21 nel corso del festival Vicino/lontano che a maggio è stato rinviato per il Covid e che si svolgerà dal 25 al 27 settembre. La serata sarà trasmessa in streaming.

È Angela Terzani, presidente della giuria, vedova di Tiziano, a rendere pubbliche le motivazioni del premio letterario istituito e promosso dall’associazione culturale vicino/lontano di Udine insieme alla famiglia Terzani in ricordo e per tenere vivo l’esempio di Tiziano Terzani, giornalista, scrittore, pensatore: «Con Il naufragio delle civiltà Amin Maalouf, nato a Beirut e cresciuto fra Libano ed Egitto, oggi residente in Francia, ci trasmette la sua costernazione per la degenerazione dei rapporti fra i paesi e i popoli del Medio Oriente. Ancora pochi anni fa, ebrei e cristiani, sunniti e sciiti delle diverse scuole e correnti dell’Islam convivevano pacificamente nelle terre del Levante, dando vita a straordinarie fioriture culturali. Poi, quel pluralismo così fertile e creativo si è trasformato, all’interno del mondo arabo, in una intolleranza reciproca, sfociata in azioni di incomprensibile brutalità: “Le luci del Levante si sono spente – scrive Maalouf - e l'oscurità si è diffusa in tutto il pianeta”. Con grande sincerità Maalouf condivide con noi la propria tristezza per questa tragedia che ha colpito il suo popolo, di cui vede chiare anche le colpe e le responsabilità. Ma poi allarga la sua analisi alle politiche delle grandi potenze del mondo occidentale, da cui emerge come costante la difesa dei nostri interessi particolari nella regione, quindi anche le nostre responsabilità. Sono queste che lo storico ci invita insistentemente a condividere con gli arabi se vogliamo evitare il naufragio civile al quale potremmo altrimenti andare incontro». Malouff ha infine ricevuto il riconoscimento «per il suo coraggio morale e l’accorata lucidità nel metterci in guardia, per l’umanità che pervade il libro intero e la limpida chiarezza della sua prosa, mirabilmente tradotta in italiano» (per inciso, Anna Maria Lorusso è poetessa e performer di notevole levatura).

Maalouf è nato in Libano nel 1949. Esordì come autore di libri con Le crociate viste dagli arabi (1983). Cosa dice nel Naufragio delle civiltà? Lo scrittore vede negli Stati Uniti una superpotenza che non ha più credibilità morale, nell’Europa unita un sogno mancato, nel mondo arabo-musulmano una crisi vastissima di cui pagano lo scotto le popolazioni per prime e si ripercuote in tutto il globo, vede la corsa agli armamenti non arrestarsi mentre l’uomo sta distruggendo il pianeta e l’ambiente. E senza solidarietà l’umanità va tranquillamente a sbattere contro un iceberg come fece il Titanic.

«Le scoperte scientifiche mi affascinano, la liberazione delle menti e dei corpi mi incanta, e considero un privilegio il fatto di vivere in un’epoca inventiva e sfrenata come la nostra. Tuttavia, negli ultimi anni sto vedendo delle derive sempre più preoccupanti che minacciano di distruggere tutto ciò che la nostra specie ha costruito finora, tutto ciò di cui siamo stati legittimamente orgogliosi, tutto ciò che siamo abituati a chiamare “civiltà”», dice Maalouf in un altro brano ripreso sul sito della Nave di Teseo. «Se ricorro a un vocabolario marinaresco è perché l’immagine che mi ossessiona da alcuni anni è quella di un naufragio – un moderno e scintillante transatlantico, sicuro di sé e considerato inaffondabile come il Titanic, che trasporta una folla di passeggeri provenienti da tutti i paesi e che avanza col gran pavese verso la sua rovina». Ancora: «Spesso, troppo spesso, purtroppo, è il mio paese natale a farmi pensare a questa immagine. Tutti questi posti di cui mi piace pronunciare gli antichi nomi – Assiria, Ninive, Babilonia, Mesopotamia, Emissa, Palmira, Tripolitania, Cirenaica, o il regno di Saba, un tempo noto come “Arabia Felix”... Le loro popolazioni, eredi delle più antiche civiltà, fuggono su delle zattere proprio come dopo un naufragio. A volte è in gioco il riscaldamento globale».

«Mentre l’utopia comunista sprofonda negli abissi, il trionfo del capitalismo è accompagnato da un’oscena esplosione di disuguaglianza. Cosa che forse ha, economicamente, la sua ragion d’essere; ma a livello umano, a livello etico, e senza dubbio anche sul piano politico, è innegabilmente un naufragio – scrive ancora Maalouf - (....) Si è messo in moto un ingranaggio che nessuno ha volutamente innescato, ma verso il quale tutti siamo condotti di forza, e che minaccia di annientare le nostre civiltà».

Maloouf ha battuto come candidati Behrouz Boochani per Nessun amico se non le montagne. Prigioniero nell’isola di Manus (add editore), Erika Fatland per La frontiera. Viaggio intorno alla Russia (Marsilio), Francesca Mannocchi per Io Khaled vendo uomini e sono innocente (Einaudi), Ece Temelkuran per Come sfasciare un paese in sette mosse. La via che porta dal populismo alla dittatura (Bollati Boringhieri)

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