“Pandemia” come “Spillover”: anche Wright aveva visto lontano

Il thriller prefigura molti fatti avvenuti con il Coronavirus. Anche stavolta non è preveggenza: lo scrittore e giornalista ha ascoltato gli scienziati

Una scena da “Virus letale” (Outbreak), film di Wolfgang Petersen del 1995 con Dustin Hoffman

Una scena da “Virus letale” (Outbreak), film di Wolfgang Petersen del 1995 con Dustin Hoffman

redazione 28 aprile 2020
«I piani li avevamo già, signora. Da anni, il CDC, gli Istituti nazionali di sanità, la Johns Hopkins e il Walter Reed avevano perfezionato tutti i protocolli necessari. Ma non abbiamo ottenuto le risorse e il personale per implementarli. I respiratori, per esempio. Secondo le nostre stime, ne avrà bisogno il trenta per cento delle persone ricoverate con gravi sintomi di influenza. E adesso ne abbiamo a sufficienza solo per l’uno per cento dei pazienti. E intanto la gente muore di altre malattie curabili perché mancano le scorte di farmaci di base. Sono tutti prodotti in India o in Cina, a loro volta colpite dalla pandemia. Stiamo esaurendo le siringhe, i kit di test diagnostici, i guanti, le mascherine, gli antisettici, tutto ciò che serve a trattare i pazienti e proteggere noi stessi…».

Il virgolettato non è estratto da un saggio quanto da un romanzo uscito adesso in Italia e negli Usa, Pandemia di Lawrence Wright (Piemme, traduzione di Elena Cantoni, pp. 432, euro 18,90, in ebook 5,99 fino al 5 maggio, poi euro 9,99, titolo originale The end of October). Narra del virus chiamato Kongoli che si diffonde dall’Asia, forse è sfuggito a un laboratorio russo, si propaga con rapidità fulminea e miete vittime in tutto il mondo. Alle notizie del Coronavirus dalla Cina ha confessato: “Mi sono sentito come se stesse per avverarsi quello che avevo scritto”. E sulla corrispondenza del suo thriller con la cronaca si è detto “soddisfatto” per “non aver sbagliato troppo”, come “arrabbiato perché era tutto così chiaro”.

I nomi del brano citato vi faranno pensare a una cronaca da una terra di lingua inglese e infatti l’estratto da un racconto viene dagli Stati Uniti. Quei fatti invece vi faranno pensare a un male politico, evitabilissimo, emerso con prepotenza con il propagarsi del Covid19: il potere dirotta altrove le risorse e non nella sanità pubblica (magari, come è capitato in Italia, ne beneficia quella privata), non investe nella ricerca, non ascolta gli avvertimenti degli scienziati se non quando è tardi e talvolta neppure allora ascoltano, vedi Trump che suggerisce pratiche anti-virus pericolosissime incurante delle conseguenze letali delle sue parole su tanti americani.

Impressiona, a proposito degli articoli e interviste di lancio intorno al libro, uno schema di comportamento di noi umani già visto intorno a Spillover di David Quammen (clicca qui per il link): i recensori parlano di una impressionante aderenza alla realtà della pandemia da Covid19. Come con il giornalista e divulgatore scientifico Quammen, anche lo scrittore, giornalista anch’egli (del New Yorker) e sceneggiatore che vive ad Austin Texas esclude doti da preveggente. Per scrivere la sua storia ha consultato virologi, epidemiologi, inseguitori di microbi, esperti di vaccini, veterinari, militari, studiosi di legge i quali, ha spiegato, si aspettasse che accadesse qualcosa come l’attuale pandemia, non sapevano i tempi ma lo sapevano. E i governi non li hanno ascoltati.

Sul sito di Internazionale a Lila Shapiro, dagli Stati Uniti, il giornalista-scrittore ha semplicemente risposto così: “Non mi considero un profeta né particolarmente preveggente. Di solito noi giornalisti ci chiediamo ‘cosa è successo’. La nostra abilità consiste nell’andare a parlare con le persone, verificare i fatti che le riguardano e cercare di capirli a nostra volta, in modo da poterli spiegare ai nostri lettori. Il passo per arrivare a chiedersi ‘cosa potrebbe succedere’ è piuttosto breve”.