Con Paolo Giordano il contagio almeno per ora smonta sovranismi e no-vax

Lo scrittore nonché fisico pubblica un pamphlet sul Coronavirus che, tra tanti effetti, insegna quanto alla democrazia serva buona scienza

Coronavirus

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redazione 26 marzo 2020
La pandemia in corso ci obbliga a percorsi non convenzionali nel nostro modo di pensare, non solo di vivere. Così come ci ricorda che la natura segue processi che l’uomo non può controllare ma può favorirli. Sono alcune tra le numerose riflessioni, urgenti ma di lunga gittata, a cui spinge “Nel contagio”, pamphlet sul Coronavirus e le sue implicazioni dello scrittore torinese nonché fisico di formazione Paolo Giordano e appena pubblicato in una coedizione da Einaudi e Corriere della Sera (pp. 64; con il quotidiano è in vendita per un mese a 8,90 euro più il prezzo del giornale; per la casa editrice torinese nelle librerie e in ebook è a 10 euro su carta, a 6,99 euro l’edizione digitale; disponibile in audiobook su Audible. I proventi dell’autore finanzieranno due borse di studio per studiare l’epidemia da Coronavirus presso la Sissa - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste).

Giordano nel 2008 vinse il premio Strega con il suo romanzo d’esordio “La solitudine dei numeri primi”. È anche un fisico, conosce la matematica e il 20 febbraio pubblicò sul Corsera un articolo dalla vasta eco: “Coronavirus, la matematica del contagio che ci aiuta a ragionare in mezzo al caos” (clicca qui). Quel ragionare ha aiutato molti, nel panico iniziale, mentre avrebbero dovuto ragionarci su quei politici, quei cittadini e quegli imprenditori che ancora al 27 febbraio invocavano una Milano quasi a pieno ritmo o, come Salvini, di giocare la partita Inter-Juventus a porte aperte, il che sarebbe stato come far esplodere una bomba ancora più distruttiva a favore di virus. Già che ci siamo allora anticipiamo un chiarimento dell’autore stesso: “Sars-Cov-2 è il virus, Covid-19 la malattia. Sono nomi faticosi, impersonali, forse scelti così per limitarne l’impatto emotivo, ma sono più precisi del più popolare «coronavirus»”.

Nell’anticipazione del saggio pubblicata il 20 dal quotidiano milanese Giordano scrive tra l’altro: l’epidemia “a tre mesi dalla sua comparsa si è già guadagnata un primato: Sars-Cov-2 è il primo virus nuovo a manifestarsi così velocemente su scala globale. Altri molto simili, come il suo predecessore Sars-Cov, sono stati sbaragliati in fretta. Altri ancora, come Hiv, hanno tramato nell’ombra per anni. Sars-Cov-2 è stato più audace. E la sua sfacciataggine ci svela qualcosa che prima sapevamo ma faticavamo a misurare: la molteplicità di livelli che ci collegano gli uni agli altri, ovunque, nonché la complessità del mondo che abitiamo, delle sue logiche sociali, politiche, economiche, ma anche interpersonali e psichiche”.

A Radio3 lo scrittore ha detto di aver scritto il pamphlet in pochissimo tempo. Nelle pagine registra come controlli ogni giorno la mappa interattiva della Johns Hopkins University sulla diffusione nel mondo del contagio, su come l’Italia abbia raggiunto i vertici di una classifica che nessuno vorrebbe scalare ma come altri paesi la scaleranno o la stiano già scalando a un passo impressionante. Pratiche comuni a molti di noi per comprendere. Tuttavia, regista Giordano, il concetto dei confini si sbriciola: “In questa crisi l’espressione «in Italia» sbiadisce, non esistono più confini, regioni, quartieri. Ciò che stiamo attraversando ha un carattere sovraidentitario e sovraculturale”.

Logica conseguenza di quel pensiero: i sovranismi vengono sbriciolati dalla nostra stessa vita. Non è per questo però che Giordano ha scritto questo libro all’istante: oltre che per placare l’ansia che colpisce lui e tutti quanti, lo ha scritto per non “perdere ciò che l’epidemia ci sta svelando di noi stessi. Superata la paura, ogni consapevolezza volatile svanirà in un istante — succede sempre così con le malattie”.

Narratore con un dottorato in fisica, nato nel 1982, Giordano confessa con imbarazzo di essere un nerd appassionato di matematica, disciplina che gli placa l’angoscia e, in questo caso, l’angoscia da epidemia globalizzata. Eppure conoscere questa “scienza delle relazioni” numeri è “indispensabile per capire quanto sta accadendo e scrollarsi di dosso le suggestioni” dacché “le epidemie, prima ancora che emergenze mediche, sono emergenze matematiche”. Perché è indispensabile? Perché, scrive, “il contagio è un’infezione della nostra rete di relazioni”. E ci rammenta come “a Cov-2” non interessino minimamente età, sesso, nazionalità: attacca chiunque può attaccare.

Che anche il populismo, fenomeno contiguo e parallelo al sovranismo, sia fallace lo ribadisce Mauro Bonazzi che, nel suo articolo sul Corriere di oggi 26 marzo come “lancio” editoriale del saggio, scrive tra l’altro: “«Nel contagio la scienza ci ha deluso. Volevamo certezze e abbiamo trovato opinioni». Davvero? In realtà questa è una conclusione indebita, il solito errore di chi s’illude che le cose siano semplici e che tutte le difficoltà possano essere risolte con un po’ di buon senso — è il principio di fondo del populismo, in breve. Bene, non è così. Simone Weil sosteneva che per la scienza ad essere sacra è solo la verità. Meglio sarebbe stato dire che «il dubbio per la scienza è più sacro anche della verità», come scrive Giordano”.
Bonazzi rammenta anche un effetto paradossalmente benefico, pur se non sappiamo se permanente, della pandemia: “È una bella differenza, ed è interessante osservare che tutti sono ormai consapevoli dell’importanza di questo sforzo condiviso (quello della scienza e degli scienziati, ndr). Dove sono finiti i Novax?”. Bonazzi E ancora: “Il rischio ora è piuttosto l’opposto, non informare abbastanza, non spiegare il senso delle previsioni e le ragioni delle decisioni prese, aprendo spiragli per teorie complottiste, che avveleneranno poi il dibattito pubblico. Scienza e democrazia hanno bisogno l’una dell’altra”.