Morto Arbasino, scrittore del Paese che cambiava e amico di Pasolini

Il romanzo “Fratelli d’Italia” è reputato uno dei capolavori del secondo ‘900. Un narratore e saggista di vastissima cultura lontano da ogni conformismo

Alberto Arbasino a Rai3

Alberto Arbasino a Rai3

redazione 23 marzo 2020
È morto lo scrittore Alberto Arbasino, nato 90 anni fa a Cremona. Uno dei principali scrittori e intellettuali del dopoguerra, romanziere e saggista, fu deputato per il Partito Repubblicano dal 1983 al 1987.
Lombardo fu una delle firme storiche del Corriere della Sera che poi ha lasciato nel 1975 scrivendo per Repubblica e per l’Espresso. Era l’esponente di una borghesia illuminata, era gay senza manifestare l’omosessualità come cifra e rivendicazione che tuttavia filtrava in alcune sue pagine, aveva una cultura sterminata. Fu esponente del gruppo d’avanguardia dei primi anni ’60 Gruppo 63. Era amico e polemizzava con Pasolini: a proposti del regista e scrittore, dopo la sua uccisione disse: “Pasolini, vivo, veniva commiserato e insultato proprio dai medesimi che lo proclamano Vate da morto”. Era, dichiaratamente, avverso alla sinistra come alla destra.

Tra i suoi titoli principali, Fratelli d’Italia, romanzo pubblicato nel 1963 su cui poi è intervenuto più volte ampliandolo e approfondendo e riscrivendolo: l’edizione definitiva è quella di Adelphi, che era diventata la sua casa editrice. Fece il suo esordio letterario con Le piccole vacanze. Tra i saggi, L’ingegnere e i poeti (1963), Genius loci (1977) e L'ingegnere in blu (2008). Grande appassionato e conoscitore anche di musica classica, Arbasino viene descritto come uno scrittore lontano da ogni conformismo, una figura eclettica e molto sensibile, tra l’altro, al vestire elegante.
La sua figura è stata consacrata dai Meridiani che ne hanno raccolto romanzi e racconti.

La famiglia ha fatto sapere che Arbasino è morto sereno dopo una lunga malattia. Non per il Coronavirus, se qualcuno se lo chiede.