Fra Brexit, Putin e Trump le spie di Le Carré ci tengono in tensione

Il grande nome della narrativa di spionaggio tesse una trama spiazzante che si cala nei nostri giorni convulsi

Street art britannica su Putin

Street art britannica su Putin

redazione 5 novembre 2019
di Enzo Verrengia

La letteratura di spionaggio non è un genere narrativo ma uno stato della scrittura. E come tale contiene tutte le possibili varianti di stile e di contenuti. Sulla direttiva irregolare e complessa dell’intrigo, si snodano sentimenti, violenza, elaborazioni filosofiche, riferimenti all’arte e alla cultura, economia e geopolitica. Ossia il campionario dei romanzi di John le Carré, al secolo David Cornwell, ex dipendente dei servizi segreti britannici passato con successo all’arte del racconto. Il cui irraggiungibile talento conferma a 88 anni con La spia corre sul campo, il suo nuovo libro. Un contenitore perfetto dei materiali su elencati, quali tratti distintivi della spy story.

Una vicenda vera di intelligence
La trama parte in piena inquietudine da una partita di badminton all’Athletics Club di Londra, dove il narratore, Nat, viene avvicinato dal giovane e irrequieto Ed, apparentemente per proporglisi come avversario regolare sul campo di gioco. «Il nostro incontro non era stato pianificato» avverte il protagonista nell’incipit. Tanto basta a far comprendere che dietro c’è un fitto reticolo di circostanze occulte, o meglio, dissimulante e di proposito fuorvianti.
Infatti, qualche pagina dopo, Nat si confessa agente operativo dei servizi segreti britannici, in particolare di quello noto come “The Office”, cioè l’MI6, l’organismo responsabile dello spionaggio all’estero, con sede nella ziggurat, piramide maya di Vauxhall Cross, soprannominata Legoland e ben conosciuta da tutti quelli che vedono i nuovi film su 007. Ma qui James Bond non c’entra. Le Carré definì l’eroe di Ian Fleming “un pirata” in una celebre intervista del 1966. La spia corre sul campo è una vicenda di intelligence vera e non favolistica, con gli effetti speciali.

L’avversione del giovane Ed per Trump, Putin e Brexit
Nat ha quasi cinquant’anni, e per la sua professione ultralogorante è un’età da pensione. Ed potrebbe essere suo figlio, e nutre un’avversione implacabile per Donald Trump, per Vladimir Putin e soprattutto per la Brexit. Sotto questo aspetto, La spia corre sul campo non è semplicemente un testo di attualità. Sembra calato istante per istante nella cronaca di questi giorni.
Mentre fra i due si sviluppo uno strano rapporto di condivisione ideale europeista e anti-establishment, a Nat viene offerta la direzione di una filiale secondaria del servizio segreto, detta il Rifugio. Da qui, lui dovrebbe guidare un’operazione contro i russi che, a trent’anni dalla Caduta del Muro, sono tornati i nemici di sempre.
Tutto funziona a meraviglia, fino a quando, nel corso di un appostamento per scoprire chi è l’inglese disposto a tradire Sua Maestà a favore di Mosca, salta fuori che si tratta di Ed. Non solo. Nel comitato di supervisione, c’è anche Marion, del Servizio Gemello, l’MI5. È lei a rivelare che Ed ne fa parte. Questo mette Nat in una posizione terrificante. I suoi ripetuti contatti con Ed per le partite di badminton lo rendono sospetto di fare ugualmente il doppio gioco.

Una geometria avanzatissima fino al finale spiazzante
John le Carré conduce riga dopo riga uno schema dalla geometria avanzatissima, che sfocia nella fisica quantistica, dove ogni cosa può coesistere con tutte le sue infinite alternative. Ricomposte in un finale spiazzante che suggerisce una riflessione. Perché a Stoccolma non si accorgono di le Carré e, dopo tante controversie, non decidono di assegnare un Nobel per la letteratura finalmente meritato?

John le Carré, La spia corre sul campo (Mondadori, tr. di E. Cappellini, pp. 264, euro 20,00)