Enrico Galiano a Salvini: “Da prof faccio e farò politica in classe”

Una lezione di cultura e civiltà dall’insegnante-scrittore: “Leggere Emily Dickinson e far pensare i ragazzi è politica”

Robin Williams prof in classe nel film “L’attimo fuggente”

Robin Williams prof in classe nel film “L’attimo fuggente”

redazione 9 agosto 2019
“Io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica. La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica”.
Queste parole circolano nel web e su whatsapp. Le firma lo scrittore e insegnante friulano Enrico Galiano e circolano come lettera aperta in risposta a quanto ha scritto su Twitter Matteo Salvini: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”. Parole dell’aspirante premier scaturite dalla vergognosa campagna annunciata dalla sindaca leghista di Monfalcone che vuole monitorare (un eufemismo per schedare) i “troppi insegnanti di sinistra” nelle scuole. Tanto per avvisare e prepararci a cosa accadrà, tanto per riaprire pratiche che i nostalgici del fascismo vivranno come un benvenuto ritorno di fiamma.

Enrico Galiano (Pordenone, 1977) insegna e ama insegnare: sua è la webserie da molti milioni di visualizzazioni su Facebook “Cose da prof”; viaggia in bici; scrive romanzi su e per giovani e adolescenti (verrebbe quasi da dire scritti “con” i ragazzi intendendo un senso di comunanza e capacità di comprendere raro tra gli adulti) che molti adolescenti per primi divorano: Più forte di ogni addio è l’ultima opera uscita nell’aprile scorso (Garzanti. Pp. 349, € 17.90), preceduta da Tutta la vita che vuoi e dall’esordio di Eppure cadiamo felici con cui ha vinto tra l’altro il premio internazionale Cultura Mediterranea. Nel caso vogliate sentirlo, mercoledì 18 settembre alle 9.30 presenta in un incontro per le scuole Zita Dazzi al festival Pordenone Legge (qui il link).

Cosa scrive ancora Galiano nella sua replica a Salvini? È una risposta acuta, non evita la contrapposizione frontale con il leader leghista e la sua sindaca mossa da pulsioni fascistoidi (per loro chi non la pensa come la Lega fa ideologia). Lo scrittore – insegnante elabora invece una risposta concreta, sul fare, sull’insegnare, elaborata, frutta di pratica e di pensiero. Per Galiano è fare politica in classe “spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica”.

Per il prof è fare politica “fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi”; per Galiano è politica discutere dell’ennesimo femminicidio, è “insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso”, affinché i ragazzi “un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare. È fare politica a scuola? “Accidenti se lo è. Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare”. Il romanziere e prof ha idee chiare: “in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe”. Con buona pace della sindaca di Monfalcone.