Fantasie da scrittore sul primo allunaggio e i suoi miti

Dai complottisti alla psichedelia fino al racconto erotico-mediatico nell’antologia “Moon” curata da Nelli e introdotta da Tito Stagno

Gli astronauti sulla luna nel 1969

Gli astronauti sulla luna nel 1969

redazione 17 giugno 2019
di Enzo Verrengia

Il futuro è trascorso da mezzo secolo.
Dopo il 20 luglio 1969 l’umanità ha conosciuto solo forme sconnesse, approssimative e spesso parodistiche di un avvenirismo di maniera, pieno di promesse non mantenute o peggio grandi inganni tecnologici, come il digitale, che sta implodendo su se stesso, realizzando quello che Marx aveva profetizzato per il capitale.
Invece, quel giorno esaltante si vide in azione la capacità escapista delle migliori menti. Arrivarono all’estremo dell’esplorazione non solo gli uomini che materialmente sbarcarono sulla Luna, ma anche gli scienziati, i tecnici e perfino l’establishment di Washington, tutti decisi a realizzare la direttiva di John Fitzgerald Kennedy. E non si trattò solamente di competizione con i sovietici, di apice della Guerra Fredda. Toccare la superficie del satellite terrestre materializzava sogni culturali e letterari che risalivano alla Storia vera di Luciano di Samosata.

L'antologia introdotta da Tito Stagno
A quest’ultimo si pensa prima che a Cyrano de Bergerac e a Jules Verne guardando la copertina di Moon, l’imperdibile antologia celebrativa curata da Divier Nelli e introdotta da righe toccanti di Tito Stagno, Mister Moonlight. Sì, perché i racconti del libro riempiono di fantasie diversamente articolate quella falce che sovrasta dall’alto il titolo esattamente allo stesso modo in cui le invenzioni mirabolanti dell’autore greco ancora oggi surclassano le psichedelie tanto care alle generazioni degli anni ’60, gli anni, appunto della corsa allo spazio.

Il richiamo a David Bowie
Psichedelico è di sicuro “Space oddity”, di Monica Campolo, la seconda storia di Moon, non solo per il richiamo a David Bowie. Qui si legge infatti di sogni allucinati che inducono l’italiana Clara, in America per motivi di studio, a studiare un avvenimento ormai eclissato dal tempo, lo sbarco sulla Luna. Non potrebbe essere diversamente per una ragazza del 2037 che vive in quella parodia di futuro delineata all’inizio di queste righe.
Altrettanto visionario è “Ritorno alla Luna”, di Paolo Miniussi, geniale variazione sul tema del viaggio nel tempo, giocato su una premessa molto realistica: i prossimi colonizzatori dello spazio saranno i cinesi, cui probabilmente spetterà l’onere di ripristinare la presenza umana sull’astro che orbita intorno alla Terra.

Iperrealismo dal presidente Saragat
Giada Trebeschi, maestra indiscutibile del romanzo storico documentato fino alla perfezione, sceglie, al contrario, uno sfondo iperrealistico, molto legato all’Italia di fine anni ’60. In “L’eredità della Luna”, un Professore di cui si lascia al lettore il compito di comprendere l’identità, si reca dall’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, per assistere alla mitica diretta dell’allunaggio.
Sembra un incastro per “Il lato oscuro della Luna”, di Mariano Sabatini, che va a scavare dietro le quinte dell’irripetibile trasmissione non-stop della Rai. Il suo protagonista, Osvaldo Cataldi Manoja, è l’immaginario rivale di Tito Stagno nel seguire i voli spaziali per l’ente radiotelevisivo di stato. Una carriera consumata all’ombra dell’invidia e della rivalità che si sovrappone al sogno erotico e sentimentale di una relazione con la bellissima Maddalena Piersilvis, l’unica che gli resiste in una trafila di conquiste. L’autenticità di queste righe rivela il professionismo di Sabatini, che nell’universo mediatico orbita sul serio.

Due racconti sul complottismo
Bellissima anche l’idea di iniziare e chiudere l’antologia con due racconti sullo stesso tema complottista. Sia Giulio Leoni con “La dissimulazione onesta”, sia Divier Nelli con “La verità” dànno una propria versione fittizia dell’ipotesi che lo sbarco fosse in realtà simulato. Nel primo fa da comprimario Stanley Kubrick, nel secondo un regista inesistente Michael J. Ferrarese, che ricorda moltissimo Ed Wood. In entrambi i casi, ciò che domina è l’anelito verso quegli sterili pianori deserti disseminati di crateri, dalla curva dell’orizzonte così vicina. Tanto da far scrivere a Tito Stagno: «Presto gli uomini torneranno sulla Luna per restarci più a lungo…»

Moon, a cura di Didier Nelli (Lisciani, pp. 288, euro 14,90)