“Operazione Tuono”, Mr. Bond: il romanzo che “uccise” Ian Fleming

Nuova traduzione, più adeguata, del romanzo sullo 007 di Sua Maestà. Il libro e il passaggio al film ebbero una storia travagliata con effetti nefasti

Claudine Auger e Sean Connery in “Operazione tuono”

Claudine Auger e Sean Connery in “Operazione tuono”

redazione 6 giugno 2019
Enzo Verrengia

A chi appartiene il “format” cinematografico di 007? Non certo a Ian Fleming, il suo creatore letterario. Questo lo sanno bene soprattutto gli appassionati maturi, che hanno fatto in tempo a leggere i romanzi della serie proposti negli anni ’60 dalla Garzanti nella splendida collana di gialli in cui apparvero, fra gli altri, anche Giorgio Scerbanenco, Len Deighton e Mike Spillane.

Certo, quei libri erano pubblicati per sfruttare al massimo l’onda del successo sul grande schermo, la cosiddetta “bondmania”. Ma i lettori bene attrezzati furono immediatamente colpiti dalla qualità psicologica del vero 007, che quasi niente aveva in comune col suo omologo in celluloide interpretato da Sean Connery. Qui si trovava un uomo ancora giovane, ma traviato da una professione che oggi, sul filo del dibattito innescato dalla legge Fornero, si direbbe “logorante”. Deve uccidere agli ordini del servizio segreto di Sua Maestà, s’innamora di donne inaffidabili, come la Vesper Lynd di Casino Royale, una spia dei sovietici, oppure di una contessa che viene uccisa subito averlo sposato, e viene puntualmente catturato e torturato da arcicriminali più raffinati e intelligenti di lui.
Tutto questo perché Fleming aveva riversato nel suo personaggio le amarezze di un’esistenza condotta al massimo per approdare a un successo tardivo, complicata da un matrimonio niente affatto desiderato.

Il cinema l’unica possibilità di riscatto
L’unico fattore nel quale l’ex corrispondente della Reuters, l’ex agente di cambio ed ex funzionario dei servizi d’informazione della marina militare britannica vedeva possibilità di riscatto era il cinema. Fin dall’inizio, Fleming pensava che il medium perfetto per Bond era la pellicola da proiezione. Tanto più che l’adattamento televisivo di Casino Royale, andato in onda negli Stati Uniti, non aveva praticamente lasciato tracce. Al punto che solo gli intenditori sanno che il primo attore nel ruolo di 007 non fu Connery bensì Barry Nilson.
Malgrado le numerose trattative, però, il progetto di un film su 007 restava tale. Finché nel 1958 si fece avanti l’inglese Kevin McClory, forte di una buona esperienza, che commissionò a Fleming un soggetto sull’agente segreto che prescindesse dai libri già apparsi. Nacque così una storia anticipatrice del terrorismo atomico. Con il titolo James Bond Secret Agent, Fleming costruì una vicenda di tenore apocalittico, in cui 007 deve recuperare gli ordigni nucleari sottratti da una superorganizzazione criminale, la SPECTRE.
McClory non era del tutto soddisfatto del risultato e chiamò in campo lo sceneggiatore Jack Whittingham, che diede un contributo decisivo alla nuova stesura, stemperando la vena cupa di 007 con improvvise deviazioni ironiche, quelle che poi lo avrebbero caratterizzato per bocca di Connery.
Neanche questa volta, però, se ne fece niente. Allora Fleming utilizzò il materiale in giacenza per scrivere il romanzo successivo a Goldfinger, Thunderball, che nella prima edizione italiana fu intitolato Operazione Tuono.

La nuova “operazione tuono”
Adesso questa avventura molto diversa dalle precedenti del Bond letterario torna per i tipi dell’Adelphi, che sta rieditando l’opera omnia di Fleming. La nuova traduzione, di Massimo Bocchiola, compensa le inadeguatezze di quella firmata all’epoca da Oreste Del Buono. In più, il protagonista combacia per la prima volta con la sua nuova variante per lo schermo. Daniel Craig, infatti, da quando è stato cooptato per i film di 007 ha impresso all’agente segreto le cadenze crepuscolari e seriose della matrice romanzesca. E in effetti, nel Thunderball cartaceo mancano le battute crudeli della versione cinematografica, più che emendate dall’impronta di uno 007 ormai avviato alla parte più matura della vita adulta, dato che viene inviato addirittura in una clinica per disintossicarsi dall’eccesso di alcool e di alimentazione scriteriata.
Leggere nuovamente Thunderball, inoltre, serve a capire che Ian Fleming, malgrado la sua voglia di successo, aveva risorse stilistiche e culturali che non potevano farne un autore di facile consumo. Per sua fortuna, comunque, ha venduto lo stesso milioni di copie in tutto il mondo.

La vicenda giudiziaria sui diritti minò la salute di Fleming
Peccato che l’arrivo del romanzo nelle librerie innescò una spiacevole vicenda giudiziaria. Kevin McClory reclamò i diritti del libro, che a suo dire non poteva essere scritto e pubblicato senza il proprio consenso.
Dopo un processo, Fleming fu costretto, nelle edizioni successi a porre sotto il titolo la dicitura “questo romanzo è stato ispirato da una sceneggiatura cinematografica di I. Fleming, K. McClory e J. Whittingham”. McClory, poi, ottenne di detenere i diritti esclusivi di trasposizione del libro per il cinema, tanto da figurare come produttore del film che ne fu tratto nel 1965 da Albert Broccoli e Harry Saltzman, realizzatori della serie canonica che prosegue dal 1962.
Gli strascichi giudiziari contribuirono al peggioramento della salute di Fleming, che morì d’infarto il 12 agosto 1964, proprio quando decollava il culto internazionale dell’eroe che aveva creato.


Ian Fleming, Thunderball (Adelphi, tr. di M. Bocchiola, pp. 270, Euro 22,00)