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Campiello, finale tra romanzi di fotografe, nazismo e fantascienza

Dal teatro la Fenice di Venezia diretta tv con Enrico Bertolino, Mia Ceran e i cinque scrittori finalisti più il vincitore dell’opera prima

Campiello, finale tra romanzi di fotografe, nazismo e fantascienza

redazione Modifica articolo

14 Settembre 2018 - 20.04


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Nella folla di premi letterari, il Campiello Letteratura è uno dei più stimati e accreditati. L’edizione 2018 proclama chi vince la 56esima edizione nella serata di sabato 15 settembre nel bellissimo Teatro La Fenice di Venezia con diretta tv di Rai5 dalle 20.45 e all’estero tramite Rai Italia. Conducono Mia Ceran ed Enrico Bertolino, suona il gruppo dei Ridillo.
Il quintetto dei finalisti vede in gara la vincitrice del Premio Strega 2018 Helena Janeczek con “La ragazza con la Leica” (Guanda). Gli altri sono Ermanno Cavazzoni con “La galassia dei dementi” (La nave di Teseo), Davide Orecchio con “Mio padre la rivoluzione” (Minimum Fax), Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli), Francesco Targhetta con “Le vite potenziali” (Mondadori).
Nella serata del premio bandito da Confindustria Veneto sale sul podio il vincitore del Premio Campiello – Opera Prima: Valerio Valentini con il suo romanzo “Gli 80 di Camporammaglia”, rielaborazione in chiave fantastico-reportage del post terremoto abruzzese del 2009 in un paesino immaginario ma quanto mai plausibile nell’entroterra. Alla serata partecipa il ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli.
Helena Janeczek nel suo romanzo racconta di Gerda Taro, fotografa uccisa nel 1937 durante la guerra di Spagna, e dove entra anche Robert Capa, allora suo compagno di vita con cui condivise l’impresa di documentare il conflitto dalla parte dei repubblicani contro i franchisti.
Ermanno Cavazzoni racconta di una pianura “fra l’Emilia e la Romagna attorno all’anno 6.000 quando avviene la Grande Devastazione: un’invasione aliena ha distrutto le città lasciando dietro solo rovine” e tutto è stato appiattito. Pochi superstiti, robot intelligenti, sistemi industriali, fino al deflagrare del caos.
Il libro di Davide Orecchio “Mio padre la rivoluzione” è “una raccolta di racconti, ritratti, biografie impossibili e reportage di viaggio attorno alla storia e al mito della Rivoluzione russa, dai protagonisti dell’ottobre 1917 (Lenin, Stalin e Trockij) a personaggi minori ma non per questo meno affascinanti”.
Con “Le vite potenziali” Francesco Targhetta narra di tre esistenze di tre colleghi-amici che si incrociano alla “Albecom, azienda informatica alla periferia di Marghera”.
“Le assaggiatrici” di Rosella Postorino è ispirato a una vicenda vera: le donne che dovevano assaggiare i cibi serviti a Hitler prima del dittatore che temeva l’avvelenamento. Erano tempi di fame e il libro pone questioni etiche ispirato “alla storia vera di Margot Wölk assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf”.

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