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Preti, popolo e malgoverno del Belli con le voci d'attore

La società Dante Alighieri pubblica in un libro i 1.250 sonetti del poeta romano con letture dei migliori doppiatori. Leggi la poesia sul "bon governo"

Preti, popolo e malgoverno del Belli con le voci d'attore
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26 Febbraio 2018 - 12.57


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Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863) con le sue poesie in romanesco sul popolo romano, su vizi e vergogne della curia, i preti, il Vaticano e il potere rimane uno dei poeti più sagaci, originali dell’intero panorama letterario italiano. Sotto certi aspetti è uno degli autori più “politici” della nostra letteratura. Non va confinato a Roma. La Società Editrice Dante Alighieri pubblica i suoi 1.250 sonetti in un volume accompagnato da una pen-drive, una chiavetta, dove poter ascoltare i sonetti recitati dai più noti doppiatori italiani che danno voce alle star nei film. E quindi recitano Francesca Fiorentini (l’avrete sentita come Gwyneth Paltrow), Angelo Maggi (Tom Hanks), Mino Caprio (Peter Griffin), Chiara Colizzi (Nicole Kidman), Massimo Corvo (Silvester Stallone), Luca dal Fabbro (Steve Buscemi), Ludovica Modugno (Glenn Close), Marco Mete (Kevin Bacon), Alessandro Quarta (Ethan Hawke), Alessandro Rossi (Arnold Schwarzenegger) e Marina Tagliaferri (Annette Bening).

Il volume è curato da Elia Iezzi e Angelo Maggi, ha la prefazione di Marcello Teodonio, la direzione artistica di Marco Mete, montaggio, scelta musicale e sonorizzazione di Elia Iezzi.

 

Di seguito un sonetto del poeta che lavorò come impiegato nello Stato Pontificio sul “bon governo”.

 

Un bon governo, fijji, nun è cquello
che vv’abbotta l’orecchie in zempiterno
de visscere pietose e ccor paterno:
puro er lupo s’ammaschera da aggnello.

Nun ve fate confonne: un bon governo
se sta zzitto e ssoccorre er poverello.
Er restante, fijjoli, è tutt’orpello
pe accecà ll’occhi e ccomparí a l’isterno.

Er vino a bbommercato, er pane grosso,
li pesi ggiusti, le piggione bbasse,
bbona la robba che pportàmo addosso…

Ecco cos’ha da fà un governo bbono;
e nnò ppiàggneve er morto, eppoi maggnasse
quant’avete, e llassavve in abbandono.

25 settembre 1836

 

 

 

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