Addio a Carlo Ginzburg, maestro della microstoria e storico italiano | Culture
Top

Addio a Carlo Ginzburg, maestro della microstoria e storico italiano

Lo studioso, morto a Bologna a 87 anni, ha rivoluzionato la storiografia con i suoi studi sulle classi subalterne, l’eresia e la cultura popolare tra Medioevo ed età moderna.

Addio a Carlo Ginzburg, maestro della microstoria e storico italiano
Preroll

redazione Modifica articolo

17 Giugno 2026 - 10.07


ATF

Sì è spento nella notte a Bologna Carlo Ginzburg, tra i più importanti storici italiani del Novecento e uno degli studiosi più conosciuti e tradotti a livello internazionale. Aveva 87 anni. Con i suoi lavori sulle persecuzioni, l’eresia e la cultura popolare tra Medioevo ed età moderna ha profondamente influenzato la storiografia europea, contribuendo a definire nuovi metodi di ricerca e nuove prospettive di analisi storica.

Nato a Torino nel 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, si formò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove sarebbe poi diventato professore emerito. Nel corso della sua lunga carriera insegnò anche all’Università di Bologna e in prestigiosi atenei statunitensi come Harvard, Yale, Princeton e UCLA.

Il suo nome è legato soprattutto alla nascita della microstoria, corrente storiografica che spostò l’attenzione dalle grandi vicende politiche e dalle élite alle esperienze quotidiane delle classi popolari. Attraverso l’analisi di casi apparentemente marginali, Ginzburg mostrò come fosse possibile comprendere fenomeni storici di vasta portata osservandoli dal basso.

Il primo grande contributo arrivò nel 1966 con I benandanti, frutto delle ricerche condotte nell’Archivio arcivescovile di Udine. Il libro ricostruiva la storia di un antico culto contadino diffuso in Friuli tra Cinquecento e Seicento, i cui membri erano perseguitati dall’Inquisizione come eretici.

Dieci anni più tardi pubblicò Il formaggio e i vermi, considerato uno dei saggi più importanti della storiografia italiana contemporanea. Attraverso il processo inquisitoriale a un mugnaio friulano del XVI secolo, Ginzburg indagò il rapporto tra cultura popolare e cultura dominante, offrendo un modello di ricerca destinato a influenzare generazioni di studiosi.

Per lungo tempo collaborò con Einaudi, contribuendo anche alla celebre collana Microstorie, che prese il nome dall’approccio storiografico da lui stesso elaborato. Tra i suoi lavori più noti figura anche Il giudice e lo storico (1991), dedicato all’analisi del processo sull’omicidio del commissario Luigi Calabresi, in cui applicò gli strumenti del mestiere dello storico all’indagine giudiziaria e al rapporto tra verità e prove.

Negli ultimi decenni i suoi studi si concentrarono sempre più sul metodo storico, sulla storia del pensiero politico e sul difficile equilibrio tra verità e interpretazione. Rifletté a lungo sulla necessità, per lo storico, di mantenere una distanza critica dagli eventi studiati e sulla capacità di comprendere prospettive diverse dalla propria.

In un’intervista del 2023 riassunse efficacemente questo approccio, estendendolo oltre la ricerca storica: comprendere gli altri, sosteneva, significa essere disposti a mettere continuamente in discussione le proprie ipotesi. Un insegnamento che ha attraversato tutta la sua opera e che resta una delle eredità più profonde lasciate da uno dei maggiori intellettuali italiani del nostro tempo.

Native

Articoli correlati