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Graduation day 2022, una grande festa in Piazza. Ma cosa pensano i laureati e le laureate dell’Università di Siena?

Dopo la pandemia è tornato il Graduation Day, il giorno dei laureati dell’Università di Siena. Presente il direttore generale della FAO Qu Dongyu e laurea ad honorem all’economista Jeffrey Sacks. Ma di questa celebrazione cosa ne pensano gli studenti?

Graduation day 2022, una grande festa in Piazza. Ma cosa pensano i laureati e le laureate dell’Università di Siena?
Piazza del Campo

redazione

27 Giugno 2022 - 15.27


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 di Marialaura Baldino

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“Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus”: è con l’intonazione di questo storico canto che si è aperto, lo scorso 18 Giugno, il Graduation Day, il giorno dei laureati dell’Università di Siena. Un incontro annuale, nato cinque anni fa, volto a celebrare il conseguimento del titolo – triennale e magistrale – degli studenti e delle studentesse dell’ateneo. E così, dopo due anni di fermo a causa della Pandemia, l’accademia ha deciso di riunire dottori e dottoresse che si sono laureati/e nel periodo 2019-2022 per celebrare i suoi studenti, nella magnifica cornice di Piazza del Campo.

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Trasmesso in diretta streaming dalla varie tv regionali e locali, l’evento ha visto la partecipazione di quasi 1500 tra studenti e studentesse, sia italiani che internazionali dell’ateneo senese, insieme al Rettore Francesco Frati, ai direttori dei dipartimenti e al corpo docenti. Due gli ospiti di eccellenza: Il primo ad intervenire è stato Qu Dongyu, direttore generale della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura; il secondo l’economista e professore Jeffrey Sacks, al quale, per i meriti al suo lavoro, l’Università ha conferito la Laurea ad honorem in Economia per l’Ambiente e la Sostenibilità.

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Ma come per ogni grande evento non sono mancate le voci di corridoio, di campo in questo caso. E nell’ascoltarle non abbiamo potuto fare a meno di chiederci cosa gli studenti e le studentesse abbiano pensato di questo evento. Anche perché, nonostante la grande partecipazione di laureati, c’era chi poteva ma ha scelto di non prendere parte.

“È stato un momento interessante e costruttivo”, ci spiega Luca, presente sabato scorso tra i laureati. “Mi è piaciuto prendere parte a questo momento di incontro e di unione tra gli studenti anche di diversi dipartimenti”. Avrebbe preferito un format diverso, ma continua dicendo che è stato emozionante e gratificante per lui vedersi seduto in piazza a celebrare tutto il suo duro lavoro, poichè il giorno della sua laurea non ha potuto farlo. Sì, perché insieme a tanti altri studenti e studentesse non solo di questo ateneo, ma di tutt’Italia, è stato proclamato attraverso uno schermo a causa della pandemia. Da qui la scelta di presenziare alla manifestazione. “Ho apprezzato molto l’organizzazione e la scelta degli interlocutori. I vari discorsi sono stati per me spunto di grande riflessione”.

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Si trova d’accordo con le parole di Luca anche Sarah, studentessa, parte della grande comunità internazionale dell’Ateneo, presente anche lei all’evento. “Mi è piaciuta molto tutta l’organizzazione del pomeriggio. Ad essere sincera ho gradito il pensierino che l’Università ci ha fatto trovare ai posti”, composto da zainetto e borraccia con il logo dell’ateneo, la pergamena celebrativa e l’immancabile tocco. “Ho apprezzato gli interventi, ma avrei preferito ascoltare un ragazzo o una ragazza laureatasi di recente che ha poi intrapreso una carriera. Sarebbe stato bello sentire questo tipo di testimonianza, credo sia più vicina e legata alla realtà di tutti noi studenti”.

C’era anche chi alla cerimonia ha preso parte, ma non l’ha tanto apprezzata. Come Cristina, che ci racconta: “Concettualmente non è male, ma nella pratica mi è sembrata un’americanata, anche mal organizzata”. “Hanno messo insieme troppe cose, e come si dice il troppo stroppia”. Sottolinea il suo disappunto nell’aprire il programma della cerimonia e non trovare la trascrizione di tutti i discorsi tenuti. “Una sola trascrizione e in italiano. Penso a tutti gli studenti internazionali presenti. Cosa avranno capito dei discorsi tenuti in italiano, visto che alcuni di loro non lo parlano?”. Aggiunge: “ho ascoltato le dissertazioni del Sindaco e del Rettore. Siena sarà anche una città accogliente, ma non si è dimostrata tale nell’ospitare i genitori e i parenti dei laureati, lasciandoli in piedi sotto al sole”. Quando le abbiamo poi chiesto dei gadget in regalo, la risposta è stata: “un mero ricordo di tanti anni di tasse”. E ad essere sinceri, tra gli intervistati, non è stata l’unica ad esprimere questo pensiero.

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C’è anche chi dichiara che avrebbe preferito un format completamente diverso, come Maria. “Ero tra i presenti in piazza, il discorso che ho apprezzato di più è stato quello della Direttrice Generale di Save the Children Italia – Daniela Fatarella”. Spiega che ha trovato in quelle parole una corrispondenza con quella che è stata la sua esperienza universitaria. “Un discorso sentito. Vero. Ho apprezzato molto che abbia condiviso con noi il suo vissuto qui a Siena. In quelle parole ho rivisto me stessa. Mi sono sentita compresa”. Aggiunge però che rispetto agli interlocutori presenti, avrebbe preferito maggiormente ascoltare i suoi colleghi studenti/laureati. “Capisco che ospiti di un così alto calibro diano lustro alla manifestazione, ma avrei optato per ascoltare le parole di uno/a studente/essa. La nostra università vanta un forte associazionismo, abbiamo tanti ragazzi impegnati quotidianamente e che sono al servizio della comunità accademica. Perché non ascoltare anche loro?”.

Se da una parte l’evento ha chiamato a raccolta un vasto numero di studenti, tra i laureati e le laureate che avrebbero potuto prenderne parte, c’è anche chi ha scelto di non aderire alla manifestazione.

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Tra questi c’è Chiara, e quando le abbiamo chiesto il perché di questa scelta, ha così risposto: “Non ho preso parte un po’ perché non mi andava, ma soprattutto perché non trovo il senso di questa iniziativa. Il Graduation day ricalca molto i modelli americani, una sorta di festa di fine anno dei diplomati. Lo trovo contraddittorio per un’università come la nostra”. Aggiunge che sicuramente sarebbe stata una bella opportunità per rivedere i conoscenti e i compagni di studi, ma conclude: “Io mi sono laureata più di due anni fa, che senso avrebbe avuto festeggiare un qualcosa che è oggettivamente passato? Credo che avrebbero dovuto focalizzarsi maggiormente sugli studenti che hanno conseguito il titolo in piena pandemia, senza possibilità di godere a pieno di questo traguardo”.

Un’idea che in parte trova riscontro nel pensiero di Matteo. Anche lui, laureatosi più di due anni fa, ha scelto di non prendere parte a questo giorno. “Due mesi fa, quando è arrivato l’invito, avevo quasi deciso di partecipare. L’idea di condividere questo risultato dopo la laurea a distanza mi eccitava. Poi ho letto il programma e mi ha smorzato l’entusiasmo”. Lo descrive come un evento caotico, con troppe cose in ballo ed un numero straripante di interlocutori. “La scelta del tocco – il cappello – non mi piace per niente. Abbiamo una bellissima tradizione che risale ai tempi del sommo poeta. Perché sostituire la corona di alloro con un qualcosa che arriva dal mondo anglosassone, se non americano?! Un po’ un controsenso viste poi le formule recitate in latino dal Rettore”. “Meno college e più campus medioevale, che città e Università dovrebbero preservare”.

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Si sa che eventi come questo non riescono mai a mettere d’accordo tutti, ma gli studenti dell’università di Siena di una cosa sono certi: se da un lato fa piacere vedersi riconosciuti i risultati di tanto lavoro, sarebbe meglio inserire nel format del giorno dei laureati più voci di studenti, facendo attenzione a quelle che sono le tradizioni e la cultura di uno degli atenei più antichi al mondo. Insomma, festeggiare si, ma con criterio.

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