La mostra dedicata all’artista belga Jan Fabre, nato ad Anversa nel 1958 e tra le figure principali del panorama artistico contemporaneo, ridisegna gli spazi della Scuola Grande di San Rocco a Venezia.
Da oggi 9 maggio fino al 22 novembre il pubblico potrà assistere al “Jan Fabre The Quiet Source”, dove verranno presentate tre nuove sculture dell’artista belga.
La prima opera che si trova al piano terra è “The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)” – L’uomo che impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre); questa raffigura Fabre con il volto del padre nell’intento di sollevare una spada verso il cielo in un solenne gesto di giuramento.
Un richiamo all’archetipo del cavaliere, che evoca la tradizione cavalleresca medievale e la missione storica della Scuola Grande di San Rocco, da sempre dedicata alla protezione dei più vulnerabili.
“The Artist as a Stray Dog in His Basket” si trova invece nella Sala Capitolare, e ritrae l’artista nelle sembianze di un cane randagio rannicchiato in un cesto, con una marmotta appoggiata sulla schiena. Un chiaro gesto amoroso con riferimento alla moglie di Fabre, Joanna, con la marmotta che diventa così simbolo di amore, benedizione e buona fortuna.
Il cane richiama invece l’iconografia di San Rocco, santo patrono associato alla Scuola, tradizionalmente raffigurato con il quadrupede che lo nutrì durante la peste.
La terza opera “The Man Who Cuts the Grass” è installata nella Sala dell’Albergo, sotto la Gloria di San Rocco di Tintoretto. Qui Fabre appare a carponi con il volto del fratello Emiel, mentre taglia metaforicamente fili d’erba con un piccolo paio di forbici. Un richiamo a quel rituale popolare che serviva a scacciare gli spiriti maligni lungo il cammino verso casa.
La postura della figura, piegata verso il suolo, evoca invece un gesto di umiltà, reverenza e vulnerabilità esistenziale. Concepita affinché i visitatori possano sedersi su di essa, la scultura introduce una dimensione performativa che trasforma il rapporto dello spettatore con il lavoro, invitando a riflettere sulla partecipazione, sulla libertà e sui confini mutevoli tra contemplazione e interazione.
Le opere di Jan Fabre instaurano un’interazione con i dipinti di Tintoretto, creando un diretto collegamento tra passato e presente, tra due artisti che hanno fatto della luce, dell’esperienza umana e della spiritualità, i propri punti cardine dell’estro artistico.
La rassegna, che si svolge contemporaneamente alla 61/a edizione della Biennale Arte, è stata organizzata da Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation.
Queste le dichiarazioni di Giacinto Di Pietrantonio, uno dei due curatori della mostra:
“Quella luce è la stessa – commenta Giacinto Di Pietrantonio – con cui Fabre crea connessioni tra mondi diversi, riflettendo sulla logica dell’origine attraverso una forte malinconia. In mostra s’inscena un confronto diretto con Tintoretto, in alcun modo antitetico ma cooperativo; si costruisce una soglia che permette di osservare e raffrontare due epoche estremamente simili, per quanto ovviamente disomogenee”.
Queste invece le parole della seconda curatrice, Katerina Koskina:
“Jan Fabre è un artista rivoluzionario, iconoclasta e sovversivo. In questo contesto, le sue installazioni in grandi musei (Galleria degli Uffizi, Museo del Louvre, Museo dell’Ermitage) o in antichi palazzi e scuole teologiche (Nuova Grande Scuola di Santa Maria della Misericordia e oggi la Scuola Grande di San Rocco), monasteri e chiese (Abbazia di San Gregorio, Cappella del Pio Monte della Misericordia) sono tutt’altro che casuali. Si tratta di contesti ideali per un’esperienza estetica, fisica ed esistenziale attivata dalla storia, dalla “messa in scena” e dalla memoria, che coltiva la relazione dialettica tra passato e presente e sottolinea l’atemporalità dell’arte”.