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''Finchè non saremo libere'', esposte a Brescia le opere di artiste iraniane

Il titolo della mostra prende spunto dal libro dell'avvocatessa iraniana Shirin Ebadi.

''Finchè non saremo libere'', esposte a Brescia le opere di artiste iraniane

redazione Modifica articolo

14 Novembre 2023 - 15.24


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Dal libro dell’avvocatessa Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003 ed esule dal 2009, prende spunto il titolo della mostra Finché saremo libere, esposta negli spazi del Museo di Santa Giulia di Brescia.

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Secondo la nota degli organizzatori, la mostra vuole espandere un filone di riceda ed approfondimento promosso dal 2019, con lo scopo di indagare i contesti geo-politici di stringente attualità attraverso la prospettiva e la produzione di artisti contemporanei. Gli spazi del Museo, gestito dalla Fondazione Brescia Musei, attualmente sono occupati da opere di artiste proveniente da parti diverse del mondo, ma con un rilievo particolare per le artiste iraniane Sonia Balassanian, Farideh Lashai, Zoya Shokooi, Soudeh Davoud e Shirin Neshat.

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La mostra vuole evidenziare e aprire una riflessione sulla condizione femminile nel mondo, mettendo a nudo situazioni dove i diritti umani vengono usurpati.  Si tratta di “una collettiva inedita con portfolio originali per l’Italia, di altissimo spessore, di artiste mai esposte nel nostro paese”. In apertura del percorso ci sarà la video installazione Becoming (2015) del regista iraniano Morteza Ahmadvand, dove riflette su una possibile convinvenza tra culture diverse e la necessità di cancellare distinzioni e gerarchie tra popoli e individui.

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Su tre schermi saranno proiettati tre video a cui corrispondono i simboli delle tre principali religioni abramitiche: la stella di David, il cubo raffigurante la Kaaba islamica e la croce cristiana, uniti idealmente in una sfera che vuole rimandare alla Terra.

L’opera dell’unico artista uomo esposto in mostra cede immediatamente il passo a una esposizione interamente dedicata ad artiste donne, la franco-marocchina Leila Alaoui, morta per le gravi ferite riportate durante gli attacchi terroristici a Ouagadougou mentre lavorava per una commissione di Amnesty International, la pakistana Hangama Amiri, l’ucraina Zhanna Kadyrova, l’albanese Iva Lulashi, l’afroamericana Mequitta Ahuja, la brasiliana Sonia Gomes e la nigeriana Otobong Nkanga, la sino-americana Hung Liu, l’indiana Shilpa Gupta e l’americana di origini nigeriane Toyin Ojih Odutola, la franco-americana Anne de Carbuccia, la nigeriana Marcellina Akpojotor, la curda turca Zehra Doan, la sudafricana Zanele Muholi, l’artista del Malawi Billie Zangewa. Il percorso della mostra prosegue con le artiste iraniane, e si chiude con due opere “site specific” che la giovane Zoya Shokoohi ha realizzato nel corso di una residenza a Brescia.

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