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Firenze, al via il progetto per il nuovo Museo della Moda, che aprirà nel 2023

Il riallestimento vale un milione di euro per cui si cercano finanziamenti. Eike Schmidt: «Riapriremo secondo criteri moderni»

Firenze, al via il progetto per il nuovo Museo della Moda, che aprirà nel 2023
Foto dell'attuale Museo della Moda di Firenze

redazione

22 Aprile 2022 - 12.51


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di Vittoria Maggini

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Nelle scorse settimane, il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha annunciato che nel 2023 aprirà il nuovo Museo della Moda, con sede a Palazzo Pitti, e si inizierà a prepararlo dopo la chiusura della mostra dedicata a Giuseppe Bezzuoli, allestita nella Palazzina della Meridiana.

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Si apre una fase di rinnovamento per Firenze, che oltre a essere una città d’arte è da sempre una capitale della moda italiana. Qui hanno aperto le prime botteghe gli storici Salvatore Ferragamo, la famiglia Gucci, Emilio Pucci, e i più recenti Ermanno Scervino, Patrizia Pepe, solo per dirne alcuni.

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In realtà, il Museo della Moda di Palazzo Pitti esisteva già. Noto come “Galleria del costume” e fondato nel 1983, esso costituisce il primo museo statale italiano dedicato alla storia della moda e alla sua valenza sociale. La collezione di opere ospitate comprende abiti e accessori di moda dal XVIII secolo ad oggi, tra cui anche biancheria intima, gioielli e bigiotteria oltre a un corpus di abiti di scena di celebri film, opere di teatro e di lirica, indossati da star del cinema e dello spettacolo, italiane e internazionali. Fra i costumi antichi si annoverano gli abiti funebri cinquecenteschi di Cosimo I de’ Medici, Eleonora di Toledo e del figlio don Garzia, esposti in permanenza dopo un complesso restauro.

Un tocco più tradizionale, dunque, quello che fino ad ora ha caratterizzato il museo fiorentino. Per questo motivo, il restauro del 2023 prevede allestimenti “secondo criteri moderni, con nuove vetrine che rispecchiano il grande progresso che abbiamo fatto in questi ultimi anni per quanto riguarda i vetri antiriflesso“, come ha affermato Schmidt. ”Senz’altro fare un riallestimento costa più o meno quanto fare una mostra“, ha concluso, ”quindi si parla di una cifra che si avvicina a un milione di euro. Quando si fa una mostra ci sono costi aggiuntivi perché si devono, per esempio, trasportare le opere e questi costi non ci sono, ma per un allestimento più durevole si utilizzano materiali più preziosi, quelli che durano per venti-trenta anni almeno e questa è un cifra abbordabile anche in tempo di crisi”.

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Dopo due anni di Covid e la mancanza di pubblico, il bilancio derivato dal turismo è assai più limitato e, per questo, il direttore invita chi fosse interessato a contribuire ai finanziamenti per il riallestimento. “Quest’anno e l’anno prossimo saranno i più duri. Però siamo molto ottimisti perché a gennaio e febbraio abbiamo registrato il 20% di visitatori in più di quanto ci aspettavamo, il primo trimestre è stato estremamente positivo” afferma mostrando fiducia nei programmi futuri.

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