Simone Leigh prima artista nera a rappresentare gli Usa alla Biennale

Per la mostra veneziana del 2022 scelta la scultrice e performer con genitori giamaicani: lavora su temi di genere e ha detto che si ispirerà alle femministe afroamericane

Simone Leigh. Foto Wikipedia

Simone Leigh. Foto Wikipedia

redazione 16 ottobre 2020
Gli Stati Uniti hanno partecipato alla Biennale di Venezia con un loro padiglione fin dal 1930, quando l’edificio fu costruito ai Giardini. Era di proprietà dalle Grand Central Art Galleries e lo rimase fino al 1954, quando fu venduto al Moma, il Museum of Modern Art di New York. Da quel 1930, per lo più soprattutto dall’ultimo dopoguerra, gli artisti lì ospitati hanno rappresentato il verbo nell’arte degli Stati Uniti e, dai tardi anni ’40 agli anni ’60, hanno influenzato tutto il mondo artistico. Finora nessuna artista nera americana ha portato quella bandiera. Nella 59esima edizione, quella del 2022 in calendario dal 23 aprile al 27 novembre e rinviata di un anno rispetto al 2021 a causa degli effetti a catena della pandemia, sarà invece una afroamericana a rappresentare gli Usa: Simone Leigh di Brooklyn. Se nel 2017 fu Mark Bradford, un afroamericano, a rappresentare la terra di Barack Obama, Simone Leigh è appunto la prima artista nera. Data la varietà del panorama culturale statunitense, è difficile credere che nessuna donna di colore, finora, sia stata degna di un incarico simile. 

L’artista rappresenterà dunque gli Usa. L’ha selezionata il Department of State’s Bureau of Educational and Cultural Affairs e la sua mostra personale vede come commissari-curatori Jill Medvedow, direttrice dell’Institute of Contemporary Art di Boston, ed Eva Respini, la principale curatrice dell’Ica bostoniano.

Nata a Chicago nel 1967 da genitori giamaicani, su Instagram Leigh ha scritto di riconoscere “il paradosso della mia posizione in un period in cui la profondità della supremazia bianca in America è pienamente visibile. Mi rendo anche conto che in questo period gli artisti e gli intellettuali neri della diaspora stanno prosperando e hanno raggiunto una massa critica. La mia mostra, che consiste principalmente di sculture, affronterà il lavoro delle pensatrici femministe nere che hanno ampliato e trasceso i limiti di questa democrazia”. Simone Leigh si è conquistata una reputazione nel mondo dell’arte per le sue sculture, la ceramica, video, performance che affrontano temi come la storia, le etnie, il genere e l’esperienza delle donne nere.

A The Art Newspaper l’anno scorso Simone Leigh disse tra l’altro di pensare, per il suo lavoro, a una “femminilità basata sulla solidità opposta alla fragilità, come alla complessa storia dell’arte rappresentata dalla scultura. I bronzi del Benin (autentici capolavori da quel territorio africano, ndr) sono una pietra di paragone nella creazione del mio lavoro”.

L’Ica di Boston ha annunciato che l’artista esporrà tra l’altro una monumentale scultura in bronzo davanti al Padiglione, ceramiche, bronzi e lavori in raffia nelle cinque sale, con “rappresentazioni figurative per la prima volta da molti anni a questa parte”.