Ren Hang, fotografo-poeta dai nudi al di là dei generi

Il Pecci di Prato propone foto e poesie dell’artista cinese che Pechino provò a censurare. Con tre testi tradotti da Francesco Terzago. Segue una mostra alla Fondazione Sozzani a Milano

Ren Hang, Peacock, 2016 (particolare). Courtesy Stieglitz19 and Ren Hang Estate. In mostra al Pecci di Prato

Ren Hang, Peacock, 2016 (particolare). Courtesy Stieglitz19 and Ren Hang Estate. In mostra al Pecci di Prato

redazione 27 agosto 2020

di Stefano Miliani


All’ultimo tuffo, ma è sempre meglio tardi che ignorare del tutto l’appuntamento, vi segnaliamo una mostra su un fotografo-poeta cinese che vale conoscere: Ren Hang. La sua opera, s’intende, perché l’artista che non era in sintonia con il potere di Pechino e ha conosciuto la censura si è ucciso nel 2017. Aveva appena 30 anni. E ha lasciato un segno.
Fino a domenica 30 agosto il Centro d’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato raccoglie in una mostra, ben concentrata e intensa. “Nudi” è il titolo, la direttrice del museo Cristiana Perrella la curatrice.


Ma il discorso non si esaurisce con la città toscana. Dal 13 settembre al 29 novembre allestisce una mostra sul fotografo-poeta anche la Fondazione Sozzani di Milano, stavolta chiamata "Ren Hang, Photography” (aggiornamento del 12 settembre) con circa
80 lavori tra foto e video più libri e riviste.



“Nudi” perché tali sono i corpi che l’autore inquadrava. Ritraeva giovani uomini, giovani donne delle quali esaltava le labbra con un rosso fiammante. In immagini evocative i capelli di una modella avvolgono e coprono due volti, una ragazza guarda stupita l’obiettivo con un cigno bianco in braccio (alludendo al mito di Leda e il cigno forse), due modelle si baciano mentre una si inarca sulla schiena su un tronco, un ragazzo bacia una ragazza delicatamente sulle labbra sul tetto di un grattacielo con una metropoli e un sole pallido sullo sfondo. Uomini e donne dai corpi chiari, nitidi: Ren Hang usava una semplice fotocamera e non voleva distinzioni di genere nel cercare bellezza.

Le foto scartano dal quotidiano e dalla rappresentazione realistica e hanno talvolta un’estrema e raffinata sensualità: valgano le curve e i pubi femminili in sequenza come fossero colline e ondulazioni di un paesaggio, valga il fiore che dallo stelo sul pube di una modella arriva come un arco fino al petto.

Con le immagini il Pecci riproduce sulle pareti alcune poesie, a ragione accompagnandole dalla versione in lingua originale, tanto più giusto a Prato dove la comunità cinese è tra le più cospicue d’Italia. Quei testi rimandano a un’estetica parallela e coerente agli scatti. Sono come flash. Vi riportiamo tre poesie presenti in mostra tradotte da Francesco Terzago, poeta e traduttore spezzino di cui trovate le traduzioni da Ren Hang nel suo sito.

Dice la poesia “Il mio amore”:
Il mio amore
se n’è andato.
Poi, più tardi,
ha fatto ritorno
ma io
non ero in casa.

Più sessualmente esplicita “2016.01.04 il colore dei capezzoli”
Il colore del tuo capezzolo
più lo lecco e più diventa intenso
come una ciliegia,
ora sembra un acino d’uva
Ieri sono passato dal fruttivendolo
Ciliegie: 8,25 al chilo
uva: 1.

Infine “Ogni volta che ho fatto delle brutte cose” recita:
Ieri ero al supermercato
e ho rubato del dentifricio,
il giorno precedente la serratura del vicino
ho bloccato con una gomma da masticare;
la scorsa settimana, dall’ingresso comune
una linea di bidoni dell’immondizia
ho rovesciato a calci.
Ogni volta che ho fatto qualcosa di brutto
la mia vita
è diventata un po’ più bella.

In occidente potrebbe sembrare un atto di ribellione giovanile come se ne sono visti e letti a bizzeffe. Quei versi finali lasciano al contrario trasparire come Ren Hang, probabilmente, trovasse nel paradosso un elemento costante dell’esistenza. Le foto, che hanno un tratto immaginifico e surreale, confermano la sensazione.

Il sito del Centro Pecci

Il sito con le traduzioni da Ren Hang di Francesco Terzago

Il sito della Fondazione Sozzani