Brera riapre gratis. Due associazioni: “Sì ai musei gratuiti, no ai balzelli del ministero”

Il direttore dell’istituto Bradburne auspica ingressi liberi per tutti. Italia Nostra e la Bianchi Bandinelli: “No alle prenotazioni a pagamento imposte dal Mibact e ai biglietti, occasione persa”

Il Cristo morto del Mantegna della Pinacoteca di Brera. Fonte Wikipedia

Il Cristo morto del Mantegna della Pinacoteca di Brera. Fonte Wikipedia

redazione 8 giugno 2020
Arte come diritto di tutti? Anche chi è più disagiato o ha meno e con il Covid naviga in acque davvero difficili per cui anche un biglietto di un museo per la famiglia rappresenta un problema? Musei gratis? Il dibattito si accende. Martedì 9 giugno la Pinacoteca di Brera riapre dopo il “lockdown”, mentre sempre a Milano nello stesso giorno torna visitabile (necessariamente su prenotazione con ingressi strettamente contingentati, cinque persone ogni 15 minuti) il Cenacolo con l’Ultima cena di Leonardo da Vinci.

Di Brera penserete che si tratti di una riapertura come le altre, tutte benvenute, della fase due del Covid. Non è esattamente così. Pur se nei primi giorni avrà orari molto ridotti a causa dei custodi che scarseggiano, come lamenta il direttore James Bradburne, con la prenotazione necessariamente obbligatoria per le misure anti-Covid, almeno per l’estate l’ingresso è gratuito. Il responsabile del museo autonomo in un’intervista alla Stampa del 7 giugno a firma di Adriana Marmiroli ha dichiarato che vorrebbe i musei gratis in forma permanente: «Brera è un importante polo attrattivo, un tutt’unico con il quartiere e può essere il volano che serve alle attività che vi si trovano in un momento di grave sofferenza. L’ingresso gratuito, se reso definitivo, potrebbe poi essere l’avvio di una fase culturalmente nuova. Ovviamente possibile solo se si portasse a termine la riforma» (del ministero dei beni culturali, intende). E alla domanda se una scelta simile non significhi «svendere tanta bellezza» Bradburne replica: «Accade già in molti Paesi. Lo so che in Italia ci sono abitudini diverse. Ma le abitudini si cambiano. Io ho una visione: i musei sono dei cittadini che li mantengono pagando le tasse. Quindi è giusto – un loro diritto – usufruirne liberamente anche solo per pochi minuti, anche solo per vedere una singola opera. Rendere gratuito l’accesso a un museo significa cambiare il modo di fruizione del museo e dell’opera d’arte. I mancati introiti (che comunque non coprono mai tutti i costi) potrebbero essere integrati da uno o alcuni sponsor privati. Penso che questo sia il momento giusto per un cambio di passo».

Il sito della Pinacoteca di Brera

Il sito del Cenacolo Vinciano

Di ingresso gratuito nelle raccolte d’arte pubbliche ha parlato a globalist a Chiara Zanini pochi giorni fa Tomaso Montanari (clicca qui per l’intervista) pur se probabilmente gli strumenti da adottare per lo storico dell’arte e docente a Siena saranno molto diversi dal ricorrere a sponsor privati come auspica Bradburne, storico dell’arte canadese che dal 2015 dirige il museo milanese con capolavori come il “Cristo morto” del Mantegna e la “Pala Montefeltro” di Piero della Francesca oltre a condurre l’annessa Biblioteca Braidense.

Nel dibattito si inseriscono anche due associazioni, Italia Nostra e la Ranuccio Bianchi Bandinelli intitolata a uno dei maggiori archeologi del ‘900, tra i più sensibili sul ruolo della disciplina e delle arti nella vita collettiva. Cosa dicono? Scrivono che “dopo #iorestoacasa sarebbe stato bello poter dire #iovadogratisalmuseo” mentre, e qui scatta la critica al ministero dei beni culturali diretto da Dario Franceschini, “si dovrà addirittura pagare la prenotazione”.

Italia Nostra e l’Associazione Bianchi Bandinelli in breve riprendono cosa scrive la Direzione Generale Musei del dicastero: sono “istituzioni permanenti, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo” e la pandemia Covid 19 “rende opportuna la previsione di riaperture sulla base di principi di sperimentazione, gradualità e sostenibilità”. Sono parole del ministero. Dunque “sarebbe stato opportuno cogliere l'occasione per recuperare quel rapporto di continuità sociale, purtroppo abbandonato per il più redditizio ed esclusivo consumo turistico. Invece, i due mesi di lockdown sembra non abbiano insegnato nulla”. Invece di rivolgersi a “una fascia molto ampia della nostra società sempre più povera e fragile si è di nuovo riproposto il modello "turistico" affermatosi negli ultimi decenni, volto solo ad incassare risorse come fosse una dinamica di consumo qualsiasi”.

Italia Nostra e la Bianchi Bandinelli criticano duramente anche che chi vuole visitare i musei statali debba “passare attraverso un sistema apparentemente innocuo di prenotazioni, che limita il diritto di fruizione e, a causa delle norme di contenimento del virus, fa pagare ai cittadini un ulteriore balzello. Perché a pagamento? Andare al Museo, al Colosseo, non può essere come andare ad un concerto o ad una partita di calcio e non deve richiedere un biglietto divenuto carissimo. La scelta adottata dalla direzione della Pinacoteca di Brera è in questo caso esemplare, perché rinsalda il rapporto con la comunità che la ospita”. Conclude la nota: “Il Governo deve avere il coraggio di far ripartire l'Italia da una visione fortemente innovativa e sociale, basata sulla fruizione inclusiva del nostro patrimonio culturale, che individui in ogni città d’arte italiana il luogo, l’Agorà, dove i cittadini possano vivere la quotidiana felicità di appartenere a questo meraviglioso Paese, senza doversi preoccupare di quanto spendono”.

Giusto per la cronaca: Padova riapre i musei con ingresso gratuito per tutti per tutto giugno in occasione del “Giugno Antoniano”. L’offerta vale per i Musei Civici agli Eremitani, Palazzo della Ragione e Palazzo Zuckermann, sede del Museo Bottacin e nel Museo di Arti Applicate. Ma restano escluse le mostre con biglietto (e fin qui ci sta), e soprattutto resta esclusa la Cappella degli Scrovegni con gli affreschi di Giotto, il luogo d‘arte più importante e frequentato (e redditizio) della città. Peccato.