Lo strano effetto delle città vuote di Basilico nei giorni del contagio

A Roma in mostra le architetture nelle metropoli del mondo del fotografo italiano, la vita in una Istanbul onirica del turco Ara Güler

Gabriele Basilico, Paris, 1997 (particolare). © Archivio Gabriele Basilico

Gabriele Basilico, Paris, 1997 (particolare). © Archivio Gabriele Basilico

Stefano Miliani 1 marzo 2020
La metropoli vuota e metafisica diventa un agglomerato di case e strade dove un muro individua un confine sociale e di classe in Gabriele Basilico. Ma procura uno strano effetto sapere di città semi vuote come Milano per l’effetto da Coronavirus e al contempo osservare le metropoli nel mondo dove il fotografo coglie architetture, strade, traiettorie urbane senza o quasi persone per strada, a colloquio, dove costruzioni e scenari urbani danno il senso di luoghi dove l’umanità esiste ma è rinchiusa, al riparo, o assente.

A confronto una metropoli come Istanbul pullula di vita e di incontri con Ara Güler: per quanto il fotografo turco di origine armena spesso adotti un taglio onirico con esiti enigmatici laddove coglie ombre, movimenti, laddove lascia la sgranatura dell’immagine come se la realtà non potesse cattuare appieno quanto assorbirla, meditarla. In tempi di paura da contagio, Roma ospita, in contemporanea, due mostre sulle metropoli di due autori forse agli antipodi nello stile ma, si direbbe, accomunati, probabilmente, dalla curiosità verso la realtà urbana.

Le metropoli di Basilico
Il Palazzo delle Esposizioni sotto il titolo “Metropoli” fino al 13 aprile mette assieme le tappe di Basilico (Milano 1944-2013) sulle città e come il suo occhio fotografico sia cambiato: dal nitore metafisico in bianco e nero di luoghi vuoti e fabbriche milanesi dove risalta la purezza dell’architettura, le linee curve o rette, il percorso approda alle visioni a colori di città come Istanbul, Gerusalemme, Rio de Janeiro, dove le costruzioni  si intrecciano, si ammassano, la favela della città brasiliana confina con la villa con piscina e il contrasto risalta. E per arrivare a questo sguardo il fotografo ha probabilmente avuto bisogno di attraversare una città che ha molto amato e che ha documentato sia nelle rovine della guerra civile sia ricostruita, Beirut.
Il fotoreporter era sempre in viaggio, instancabile, innamorato del tessuto urbanistico e delle architetture in cui l’animale – uomo ha scelto di vivere. Basilico ha cercato architetture, costruzioni, strade, la presenza umana è dietro le quinte, non in primo piano, non si vede, da Shangai a  una San Francisco dove il “downtown” con grattacieli  domina il reticolato di abitazioni.
La rassegna copre molte fasi del lavoro di Basilico e ha un filmato sul fotografo molto interessante. A cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, la mostra è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, realizzata in collaborazione con l’Archivio Gabriele Basilico.
Il sito del PalaExpo

Istanbul e Sophia Loren con Ara Güler
Il Museo di Roma in Trastevere invece ospita fino al 3 maggio 45 scatti in bianco e nero di Güler su Istanbul. Il fotografo di origine armena, nato nel 1928 e morto nel 2018, negli anni ’50 fu invitato da Henri Cartier-Bresson a entrare nell’Agenzia Magnum e da quel momento la carriera internazionale decollò. Dalle immagini sulla città spesso notturne e volutamente sgranate traspare una realtà talvolta onirica, pulsante di vita ed enigmatica, sfuggente, una metropoli in crescita dove si discute in strada accanto a un narghilè.
Accanto alla metropoli la mostra comprende 37 celebrità come Sophia Loren, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Antonio Tabucchi, ritratti da Güler che ha intervistato e fotografato moltissime personaggi delle arti e della politica in tutto il mondo.
Anche in questo caso la mostra è promossa da Roma Capitale, la presenta la Presidenza della repubblica turca con il Museo Ara Güler e l’Archivio e Centro di Ricerca Ara Güler.
Il sito del Museo di Roma in Trastevere