Morto Eliseo Mattiacci, scultore delle forme cosmiche

L’artista aveva 79 anni: emerso nel fervore degli anni ’60 e con l’Arte povera, usò metalli un tempo inusuali nella scultura

Un’opera di Eliseo Mattiacci al Forte Belvedere di Firenze nel 2018. Foto Ste. Mi.

Un’opera di Eliseo Mattiacci al Forte Belvedere di Firenze nel 2018. Foto Ste. Mi.

redazione 26 agosto 2019
Era uno scultore che con un linguaggio personale , evocativo di forme cosmiche, ha saputo inserirsi con più efficacia e ispirazione nello spazio, fosse quello della natura come quello architettonico: Eliseo Mattiacci è morto a 79 anni a Fossombrone, nel pesarese, dopo una lunga malattia. I funerali saranno mercoledì alle 16,30 nel duomo di Cagli, borgo dove era nato nel 1940. Viveva a Pesaro con moglie e figlia,

Il suo lavoro viene incluso nel movimento dell’Arte Povera. Nel 1972 e nel 1988 la Biennale di Venezia gli riservò una sala. Mattiacci provava materiali oggi anche consueti per la scultura ma che negli anni ‘60 non lo erano affatto. A 27 anni alla galleria La Tartaruga di Roma, una delle più attente ai nuovi fermenti culturali dell’epoca, espose un tubo in ferro nichelato lungo 150 metri che fece trasportare pe le vie della città. Nel 1971 espose se stesso con le mani e le braccia ingessate. Vari tipi di metallo gli hanno permesso di sperimentare forme che rimandavano a stelle e pianeti e sistemi solari: discoidi, ellissi, assi come raggi cosmici. Già nel 1961 partecipò a una mostra di giovani artisti alla galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma dove vinse il primo premio con una scultura fatta di metalli riciclati. Nel 1964 si trasferì nella Roma degli anni ’60, luogo vitalissimo di confronti per gli artisti e i letterati nel fervore di quel decennio.

Uno dei rari scultori contemporanei in grado di creare opere per spazi all'aperto senza cadere nella retorica, neppure quella delle avanguardie. Ha lasciato più opere in luoghi aperti: Riflesso dell’ordine cosmico nel molo di levante al porto di Pesaro, la Torre dei filosofi presso Monteluro, in provincia di Pesaro, Riflesso cosmico a Cervinia, Occhio del Cielo nel parco dell’Università della California a Los Angeles, Danza di astri e stelle a Reggio Emilia.

Tra i critici che più lo hanno sostenuto, all’inizio scrisse di lui Germano Celant, Giuliano Briganti, poi Bruno Corà ne ha seguito a lungo il lavoro.

Eliseo Mattiacci secondo Bruno Corà al Forte Belvedere di Firenze