Scoperto un disegno diverso sotto la “Vergine delle rocce” londinese di Leonardo

Il Guardian: la National Gallery ha trovato un’impostazione inedita del dipinto con una tecnologia impiegata dagli Usa per scovare Osama Bin Laden

Particolare della Vergine delle rocce di Leonardo della National Gallery di Londra. Foto Wikipedia

Particolare della Vergine delle rocce di Leonardo della National Gallery di Londra. Foto Wikipedia

redazione 16 agosto 2019
In mezzo a tante frequenti notizie-paccottiglia su Leonardo, da Londra ne arriva una che si direbbe fondata e seria: dal 9 novembre al 12 gennaio la National Gallery allestisce una mostra intorno alla sua versione della “Vergine delle rocce” (la prima redazione è al Louvre) creando una situazione immersiva, come usa dire, in una sorta di cappella per esplorare, come avverte il sito del museo, i procedimenti mentali del pittore-scienziato.

È un quadro che ha avuto infinite discussioni e molte interpretazioni. Sul Guardian il corrispondente di arti e culture Lanre Bakare rivela che i ricercatori del museo con le loro indagini scientifiche, sorpresa, hanno scoperto un disegno sottostante, una versione incompleta e poi abbandonata, sotto la superficie pittorica. L’angelo e il piccolo Gesù inizialmente erano molto diversi, nelle intenzioni del maestro del Rinascimento. Un portavoce della National Gallery ha segnalato al cronista come non si conoscano a oggi le ragioni per cui Leonardo abbia abbandonato la composizione iniziale e che le indagini hanno rivelato impronte digitali impresse sulla superficie per creare “uno spessore pittorico meno uniforme”, impronteprobabilmente di un aiuto se non di Leonardo medesimo. Sia l’angelo che il bambin Gesù, racconta sempre il portavoce del museo al Guardian, nel disegno sottostante avevano una posizione più in alto mentre l’angelo guarda Cristo (nel dipinto guarda il San Giovanni Battista) e lo avvolge con un abbraccio molto più stretto rispetto alla redazione finale. Si tratterebbe quindi di ciò che gli storici dell’arte definiscono un “pentimento”, ovvero un’impostazione, una figura poi cambiata dall’autore in corso d’opera.

I sei esperti, riferisce sempre Bakare, hanno scoperto il disegno grazie a mappe a macro fluorescenza ai raggi X (MA-XRF) e con immagini agli infrarossi e iperspettrali, “la stessa tecnologia impiegata dagli Stati Uniti per esaminare il compound dove era nascosto Osama bin Laden in Pakistan nel 2011”.

Quanto alla mostra multisensoriale nel museo diretto da Gabriele Finaldi, è stata preparata con 59 Productions, società che ha lavorato con il Victoria & Albert Museum - V&A nella spettacolare e magnifica mostra su David Bowie del 2013 che in Italia fece tappa a Bologna.

La mostra alla National Gallery di Londra