Venezia esalta Tintoretto, rivoluzionario del Rinascimento

A Palazzo Ducale i capolavori della stagione matura, all'Accademia un'indagine sugli anni giovanili. La città riserva altri gioielli

Jacopo Tintoretto, Miracolo dello schiavo, 1548, part. Venezia, Gallerie dell’Accademia. © Archivio fotografico G.A.VE, su concessione Mibac

Jacopo Tintoretto, Miracolo dello schiavo, 1548, part. Venezia, Gallerie dell’Accademia. © Archivio fotografico G.A.VE, su concessione Mibac

redazione 26 novembre 2018

Uno degli artisti più rivoluzionari della storia non ha mai lavorato fuori dalla sua città, Venezia, e aveva consapevolezza della propria strabiliante bravura, forse non di quanto metteva a soqquadro l'arte di impaginare scene spettacolari e di ritrarre con profondità spietata: era Jacopo Robusti detto Tintoretto (Venezia, 1518/1519-1594). Così, per ricordare un dato di fatto: ai suoi santi che con prospettive impossibili in volo dal cielo piombano sugli umani, in soccorso del malcapitato santo di turno, ha attinto a piene mani il vorticante Barocco, nel '600.
Tintoretto a Palazzo Ducale ...
Pittore guardato storto dai colleghi, tra cui Tiziano, per la fama di dipingere in tempi rapidissimi e perché non si faceva scrupolo di ottenere committenze con spregiudicate strategie di marketing della propria opera, piace dare notizia di due mostre allestite parallelamente per i 500 anni dalla nascita e collegate tra loro in corso a Venezia fino al 6 gennaio: nell'Appartamento del Doge a Palazzo Ducale la Fondazione Musei Civici di Venezia e la National Gallery of Art di Washington propongono cinquanta dipinti e venti disegni, provenienti anche da molti musei stranieri, scelti da Robert Echols e Frederick Ilchman, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, che potete osservare nell'edificio stesso dove il pittore dipinse cicli pittorici tra il 1564 e il 1592, visibili nell’originaria collocazione. La mostra, "I grandi capolavori", inquadra "la pittura visionaria, audace e per nulla convenzionale di Jacopo Robusti che, figlio di un tintore, seppe sfidare la tradizione consolidata incarnata da Tiziano, sbalordendo e scegliendo di innovare: non solo con ardite soluzioni tecniche e stilistiche, ma anche con sperimentazioni iconografiche che segnarono un punto di svolta nella storia della pittura veneziana del Cinquecento", avvertono nella nota stampa i curatori. Non parlano a casaccio. Una mostra, qualche anno fa, ricordò con puntualità come un pittore molto gestuale del secondo '900, dalla pittura irruenta, nient'affatto figurativa, come Emilio Vedova abbia guardato con attenzione al Tintoretto.
... E da giovane all'Accademia
Alle Gallerie dell’Accademia l’esposizione "Il giovane Tintoretto" indaga invece sulla stagione giovanile dell'artista affiancandola ai quadri già presenti nel museo. Qui le cure della mostra portano la triplice firma di Roberta Battaglia, Paola Marini, Vittoria Romani che hanno radunato una sessantina di opere dal 1538, "anno in cui è documentata un’attività indipendente di Jacopo Robusti a San Cassiano, al 1548, data del clamoroso successo della sua prima opera di impegno pubblico, il Miracolo dello schiavo, per la Scuola Grande di San Marco". E qua scorrono 26 dipinti dell'artista compresi quelli della collezione permanente del museo.


Per il cinquecentenario sono state restaurate più opere. Catalogo Electa.


Per concludere un suggerimento: tra le mete possibili intorno al Tintoretto, se potete non dimenticate la Scuola Grande di San Rocco dell'omonima confraternita, un luogo dove le opere del pittore potranno strabiliarvi.
La mostra all'Accademia
La mostra a Palazzo Ducale
La Scuola grande di San Rocco