"Disastro musei e monumenti. E gonfiati i numeri sui visitatori"

L'associazione Emergenza cultura guidata da Tomaso Montanari contesta Franceschini: dai numeri ai "soprintendenti imbavagliati"

Roma, il Colosseo e sullo sfondo il mega palco per "Divo Nerone" durante l'allestimento

Roma, il Colosseo e sullo sfondo il mega palco per "Divo Nerone" durante l'allestimento

redazione 9 febbraio 2018

Ste. Mi.


 


C’è malumore, rabbia e allarme intorno al patrimonio artistico. Numerosi addetti ai lavori contestano alla radice il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, la sua riforma di musei e soprintendenze (prima erano divise per settore, ora sono unificate) che, attaccano, ha svilito la tutela a favore della mercificazione, il modo in cui il ministero ha gestito il dopo-terremoto nell’Italia centrale e molto altro. Gli esperti contestano anche le cifre dei visitatori dei musei e mass media che giudicano proni a fare da megafono alla propaganda ministeriale rilanciando i numeri diramati dal ministero senza analizzarli. Qui riferiamo le loro posizioni. Con un'opinione del tutto personale del vostro cronista: se qualcosa o molto va aggiustato, non lo aggiusteranno né Berlusconi né, tanto meno, i 5 Stelle. E sulla tanto discussa decisione di avere anche stranieri alla guida di musei italiani, nella cultura - come in molti altri campi - devono contare la capacità e altre doti, non il passaporto.
Se ne fa portavoce l’associazione Emergenza cultura che ha tenuto una conferenza stampa a Roma con, in prima fila tra altri, Tomaso Montanari, storico dell’arte, docente Federico II di Napoli, che ha ideato l’associazione e scrive spesso sui mali culturali, Bruno Toscano, storico dell’arte, già docente a Roma Tre, Vittorio Emiliani, giornalista scrittore, Adriano La Regina, ex soprintendente archeologia di Roma, Elio Garzillo, architetto, già soprintendente Emilia Romagna, Paolo Berdini, urbanista, saggista con un passaggio (e con rottura) come assessore nella giunta a 5 Stelle di Virginia Raggi a Roma. Gli esperti criticano duramente anche le politiche culturali e ambientali di Matteo Renzi (come la legge “Sblocca Italia) e di Paolo Gentiloni come premier.


Gli attacchi a Franceschini sono durissimi su tutta la linea. Sui visitatori: le domenica a ingresso gratis provocano “calca e caos”. Alcuni dati, accusano, sono palesemente fasulli: il Pantheon (non rientra tra i musei) che dal 2010 al 2017 è salito del 71% oggi avrebbe 22 milioni di ingressi all’anno, 22mila al giorno, una cifra assurda. I musei incassano di più? Perché, sostengono, molti musei hanno aumentato il prezzo del biglietto. Esempi di pessima gestione e mancato rispetto dei luoghi d’arte dello Stato? Il mega palcoscenico montato l’estate scorsa per un musical su "Divo Nerone", rivelatosi poi un flop, al Palatino proprio sopra i Fori Imperiali a Roma.


Altri affondi? Per La Regina, voce autorevole, le soprintendenze non hanno più l’autonomia scientifica che avevano e che devono avere in uno Stato democratici. La gestione oggi è nel caos. E musei e siti archeologici sono oggetto di mercificazione tra matrimoni sfarzosi e gare di canotaggio (entrambi alla Reggia di Caserta, ma altre nozze si sono celebrate anche nel cortile di Palazzo Pitti a Firenze), tanto per citare due esempi.


Disastrosa, denunciano gli esperti, è la carenza di storici dell’arte, architetti, archeologi, archivisti, bibliotecari, gangli vitali, figure senza le quali non si tutela un bel niente. Mancano e quando ci sono, sono già sulla strada della pensione e tra un po’ il ministero sarà semideserto: ora il ministero ha 19mila dipendenti, un tempo erano 25mila. Per Montanari bisogna tornare a quei 25mila. E contesta la gestione del dopo terremoto mostrando foto di chiese del centro Italia ancora in rovina e non protette dove, dopo un anno e mezzo, gli edifici e gli affreschi non sono protetti. Avanza alcune proposte: unificare i ministeri all’ambiente e i beni culturali staccando il turismo, che risucchia soldi alla cultura; riportare le spese culturali agli anni 2000, al secondo governo Amato, quando il bilancio statale destinava alla cultura lo 0,39% (con Berlusconi era arrivato allo 0,19 %, con Franceschini è risalito allo 0,29%); fare una legge contro il consumo del suolo (se Berlusconi vince le elezioni e farà il condono annunciato sarà però una chimera)


Altro affondo: i dipendenti del ministero, soprintendenti e direttori inclusi, non possono parlare e fare critiche altrimenti incorrono in sanzioni pesanti, rompendo quindi il legittimo diritto di critica e di libertà: “Ad operare queste denunce e a proporre soluzioni adeguate devono essere elementi esterni (che tuttavia ben conoscono per esperienza la storia e la realtà dell’Amministrazione) dal momento che gli attuali dirigenti e funzionari del Ministero per i Beni Culturali non possono aprire bocca. Qualora lo facessero, sarebbero sanzionati e puniti, come è già accaduto”. Come altre testate hanno già osservato, il ministro nel suo interesse dovrebbe rispondere.


 


 


"Beni culturali, il ministero imbavaglia soprintendenti e direttori"


 


Emergenza cultura: i dati “strabilianti” si sgonfiano


 


Musei statali, nel 2017 visitatori oltre la soglia dei 50 milioni