Laura Morante racconta la Centocelle degli anni Sessanta tra utopie, musica e contraddizioni | Culture
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Laura Morante racconta la Centocelle degli anni Sessanta tra utopie, musica e contraddizioni

L'attrice e regista toscana, insignita del David di Donatello nel 2001, dopo il grande successo di "Brividi immorali" (2018) torna in libreria con "Dieci storie pop", un affresco narrativo corale, ironico e nostalgico capace di catturare l'anima di una generazione in bilico tra la smania di crescere e il terrore di farlo davvero.

Laura Morante racconta la Centocelle degli anni Sessanta tra utopie, musica e contraddizioni
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20 Settembre 2026 - 19.41


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Un jukebox di storie e canzoni degli anni Sessanta. Per far luce su tutte le vicende più importanti accadute in un decennio che ha visto non solo la Capitale, ma tutto il nostro Paese cambiare “pelle”. Nella giornata di ieri, sabato 19 settembre, al festival letterario Pordenonelegge Laura Morante ha presentato “Dieci storie pop“, un volume che ha l’obiettivo di offrire una cornice letteraria ad anni sì lontani, ma scolpiti per sempre nel cuore di milioni italiani.

Il testo, edito da La Nave di Teseo, contiene dieci racconti ambientati sullo sfondo della periferia romana degli anni Sessanta, tra le strade di Centocelle e il bar di Romolo, dove un gruppo di ragazzi cresce con poca roba da mangiare e molta immaginazione, con nomi americani provenienti da un mondo lontano, sigarette fumate per darsi un tono e amori che bruciano e si spengono nel giro di pochi giorni. 

I protagonisti si chiamano Bobby, Joe, Betty, Tony, Ester, Jimmy, Patty, Fred e Michele. Ognuno porta con sé una storia diversa. Il primo si inventa una vita da seduttore esotico. Betty è sospesa tra il sogno di Parigi e le regole di casa che non le lasciano spazio. Poi c’è Tony, che farebbe di tutto per conquistare la misteriosa Ester. Tuttavia, il vero filo conduttore è rappresentato dalla musica, che sembra fatta apposta per sognare, e quella sensazione tipica dell’adolescenza di avere sia tutto il tempo del mondo che di non averne davvero mai abbastanza.

Dietro l’apparente leggerezza delle serate al bar e dei giri in motorino si fa strada la consapevolezza che il tempo della giovinezza sta scadendo. Il mondo adulto irrompe senza bussare e quel velo di spensieratezza si squarcia, lasciando ciascuno di loro profondamente cambiato sia “dentro” che “fuori”.

A margine della presentazione del libro, l’autrice Laura Morante si è così espressa: “I nomi sono i nomi dei cantanti che hanno nomi americani, un po’ americani, come si usava all’epoca, di canzoni italianissime che di volta in volta danno il titolo al racconto. Io avevo voglia di raccontare quelle canzoni e di conseguenza quel periodo”.

E ha continuato Morante: “La musica leggera ha una prerogativa, quella che si impregna, fa un po’ da catalizzatore dei nostri ricordi, delle nostre emozioni. Si impregna di quello che noi abbiamo vissuto sentendo quelle canzoni. La grande musica resta lei, è come il cigno di Heinrich von Kleist che si tuffa nell’acqua e ritorna bianco come prima. È difficile che Mozart assorba la mia esperienza personale, è lui che trionfa. Invece le canzoni leggere si impregnano per ciascuno di noi delle nostre memorie, del nostro vissuto, delle nostre emozioni”.

E ha concluso l’autrice: “Più che la nostalgia di un’epoca, è la nostalgia di un’illusione. Perché gli anni ’60 sono stati gli anni dell’illusione. Sotto questa apparenza del boom economico c’erano in realtà tutti gli orrori che poi vedremo venir fuori anni dopo. C’è la speculazione edilizia, c’è la miseria, c’è il Sud d’Italia che soffre, ci sono moltissime cose, però si può ancora vivere nell’illusione. Queste canzoni esprimono, più che rappresentare l’epoca così com’era, raccontano quell’illusione. L’illusione di un mondo dove invece va tutto bene. Non va bene per niente”.

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