Il "contratto" Di Maio Salvini stroncato sulla cultura (da chi ci sperava)

Il testo parla di "valorizzazione" e "petrolio d'Italia". Deluso perfino il "Fatto". Tomaso Montanari: "Programma di destra difforme dalle promesse"

Il Colosseo

Il Colosseo

redazione 18 maggio 2018

Lega e Cinque Stelle varano, forse, il governo con tanto di "contratto". Va riconosciuto intanto un elemento linguistico che è ideologico: il copyright della parola "contratto" tra governanti e cittadini spetta a Berlusconi. Nel suo caso è perfettamente coerente con il suo modo di pensare, agire, concepire l'azienda e il Paese. Per gli elettori che dissentono dal Cavaliere, parlare di "contratto" è giusto? Va beh, passiamo oltre: qui trovate la notizia con il link ai 30 punti


 


Altra domanda: per la cultura cosa prevedono, i due partiti? Il sito il blogdellestelle.it sintetizza: “CULTURA: conservazione, valorizzazione e fruibilità dei beni culturali e patrimonio artistico”. Ci mancherebbe, è una sintesi, erano a corto di spazio (anche se nel web lo spazio c'è) e tra quelle parole puoi infilare tutto e il contrario di tutto. Certo “valorizzazione e fruibilità dei beni culturali e patrimonio artistico” si inserisce perfettamente nel solco dell’ormai ex ministro dei beni culturali Dario Franceschini, del Pd tanto odiato dai due partiti.
Invece che un giornale avverso ai Cinquestelle, prendiamo una testata che a Grillo e Di Maio è sempre stata vicina e affine. Scrive online la testata diretta da Marco Travaglio:


«7. Cultura. Come già per l’Ambiente o l’Agricoltura, si attacca la gestione precedente della materia da parte degli altri governi. “Lo Stato non deve solo limitarsi alla conservazione del bene, ma deve valorizzarlo“, scrivono. E questo può avvenire anche grazie a “una gestione attenta e a una migliore cooperazione tra gli enti pubblici e i privati”. Poche le proposte concrete in materia. L’unica consistente è quella che prevede una “riforma del sistema di finanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo”»“.


Il duo Di Maio-Salvini, o meglio chi per loro ci ha pensato, interviene peraltro in un territorio che è già stato riformato, la riforma del Fus. Inoltre può non piacere, ma Franceschini ha fatto molto verso i privati: la legge Art Bonus che permette di defiscalizzare i contributi alla cultura fino al 65% e resa legge è stata un'innovazione consistente. Utile. In più occasioni è servita a restaurare opere d'arte. Si può dissentire, chi vuole governare non può ignorare la legge o far finta che non sia stata varata.


Montanari: "Allora tenete Franceschini"


Lo storico dell’arte Tomaso Montanari (indipendente, non è un 5Stelle) sempre sul Fatto stronca senza mezze parole il testo: “contratto con la Lega difforme rispetto al programma originario dei 5stelle sul patrimonio culturale”. Dice Montanari: il contratto non abroga, come promesso dai pentastellati nel “programma originario”, le riforme fatte da Franceschini, riforme che il docente fiorentino all’università di Napoli ha sempre criticato apertamente. Tutt'altro: “si parla solo di valorizzazione, si usa la parola valorizzazione più volte, si tratta il patrimonio come fosse il petrolio d’Italia. Era la dottrina di Gianni De Michelis – scrive lo studioso nel su parere al quotidiano – Non c’è una parola sulla valorizzazione della cultura, ma una declinazione puramente economicistica, liberista, di mercato”. Per Montanari “è un programma di destra, ma la destra dell’austerity, non quella sociale”. E a suo parere stando così le cose i 5stelle protestavano contro Franceschini ma potrebbero “tranquillamente confermarlo ministro”. Se non è una stroncatura questa …


Ste.Mi.